venerdì, aprile 15, 2011

Troppo italiano



Sul filo di lana sono riuscito a vedere Boris - Il Film, subito prima che lo togliessero. Ci si potrebbe prodigare per ore sulle differenze che si colgono tra film e serie tv, ma credo siano del tutto inutili. Molto più interessante puntare il riflettore su ciò che li accomuna e quindi su ciò che è il messaggio che veicolano. Il concetto di base è infatti lo stesso: si potrebbe fare un lavoro di qualità ma alla fine, a causa di numerose circostanze, si fa tutto "a cazzo de cane", italian style insomma. L'importante è l'involucro e non ciò che contiene, così che il povero René è costretto ancora una volta a mettere da parte il suo senso artistico, la sua voglia di qualità, la voglia di creare un qualcosa di valido che non sia sempre il solito guscio vuoto. Quello che colpisce particolarmente è come il modo di pensare all'italiana bolli per sempre una persona al primo impatto. Se in passato hai fatto fiction, vuol dire che non vali niente, che non puoi fare cinema. Ed è così che l'opportunità di riscatto, che pur si accende in un René ormai rassegnato ad essere un regista che fa lavori mediocri, gli viene pian piano strappata contro la sua volontà, costringendolo nuovamente ad essere un regista di serie B. Quello che doveva essere un film impegnato, liberamente ispirato sul libro "La Casta" che tante verità racconta sul mondo politico, diventa per il colmo dell'assurdo un cinepanettone. Finito il film ho avuto la sensazione di aver assistito ad un brutto film, proprio per via delle ultime sequenze del cinepanettone. Solo dopo mi sono accorto che quella sensazione non era reale, perché quelle ultime scene erano appositamente assurde e ridicole, tanto che alla fine non riuscivo a capire se ridere o piangere. Un film senza dubbio comico, ma anche un film che da degli spunti di riflessione davvero ampi, che mette in primo piano delle situazioni davvero allarmanti. Quello che era nato come un progetto che metteva in ridicolo la fiction italiana prima, ed ora un certo tipo di cinema, è diventato senz'altro qualcosa di più, perché dietro ai meccanismi che portano a fare fiction e film di qualità infima, non ci sono soltanto disgrazie e imprevisti, ma si cela quello che è forse il male più grande del nostro paese: raccomandati, fannulloni, succhiasoldi, incompetenti, ladri e mafiosi. La trasposizione dalla fiction alla vita reale insomma è tutt'altro che lontana, e la metafora cinematografica è usata per raccontare una situazione che coinvolge tutto il nostro paese, a partire dal mondo politico e quello della pubblica amministrazione, dalle lobby che hanno il potere. Un sistema "troppo italiano" in cui tutto viene fatto "a cazzo de cane" per trarne profitto, un sistema che sempre di più ci sta portando sull'orlo di un abisso.

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