mercoledì, dicembre 09, 2009

Io ci credo



Cappelli viola. E sciarpe viola. E ancora magliette viola, giacche viola, pantaloni viola, gonne viola, calze viola, maglioni viola. Bambini vestiti interamente di viola. Bambini che sanno dove stanno andando. La sensazione è quella che si stia assistendo a qualcosa di meraviglioso, che si stia partecipando ad un evento storico. Da Piazza Della Repubblica fino a Piazza S. Giovanni le strade sono piene, ma non piene di gente. Sono piene di persone. Tutti in viola, l'unico colore che non rappresenta alcun partito ma rappresenta la voglia di queste persone di dire basta, vestirsi di viola contro chi vìola. Contro il primo ministro Silvio Berlusconi. Da tanto, troppo tempo Berlusconi ha un tale potere mediatico che gli ha permesso di salire al potere, di gestirlo, di fare il bello e il cattivo tempo, in parlamento e fuori, restando impunito dalla legge e nascosto agli occhi della gente, perché i giornali e le tv che dovrebbero denuciarlo gli appartengono quasi tutte, ed attraverso quelle lui ha costruito il suo consenso. A queste conclusioni ci arriva chiunque abbia la volontà di non guardare soltanto quello che gli viene posto davanti, e nel realizzarlo impaurisce. Io, avendo studiato un minimo di teorie di comunicazione di massa, vedendo applicati alcuni meccanismi, non impaurisco semplicemente, ma atterrisco. Basta dire che oltre 2 italiani su 3 reperiscono informazioni solo tramite la tv per capire come possa aver fatto il nano malefico ad insediarsi al potere. Chi legge, chi si informa, chi dibatte non riesce a credere che così tante persone si fermino alla sola realtà costruita che vedono in tv, prendendola come fonte affidabile al 100%. Ma la realtà è questa signori, esistono milioni di persone, non educate alla coscienza civile, che non si interessano delle sorti del proprio paese. Vedono Berlusconi, gagliardo, forte, presidente del Milan, il Berlusconi che ha già costruito tantissime case all'Aquila, quello che ha tolto l'immondizia da Napoli. Per molti è un eroe. Quando tempo fà ho realizzato tutto questo, lo sconforto si è impadronito di me, perché quando non credi più nel popolo di cui fai parte, quando non credi più che la tua nazione possa tornare sulla retta via, quando vedi lo sfascio in cui affanna e in cui credi sia destinata a soccombere, allora lo sgomento è davvero troppo grande. Napolitano prima della manifestazione del 5 dicembre ha detto: non è con una manifestazione di piazza che si potrà sovvertire il consenso popolare stabilito in una elezione. Ed allora cosa è cambiato da quel giorno? Berlusconi è ancora al governo, la testimonianza di Spatuzza verrà con tutta probabilità smontata, e lui, ladro, mafioso, assassino, resterà come sempre impunito. Ma qualcosa invece è cambiato, la cosa probabilmente più importante di tutte: siamo cambiati noi. Un milione di persone scese in piazza (90.000 secondo la questura, affermazione ridicola, basta guardare questa foto cliccando qui) significano qualcosa. Significa che finalmente qualcosa di buono facebook e il web lo hanno realizzato. Non creano solo deficienti post adolescenziali e bimbiminkia, ma danno un modo alla gente di informarsi, leggendo fatti e non notizie. Danno la possibilità di avere informazioni di prima mano, non manipolate da nessuno, sinistra o destra non importa. E le persone finalmente si informano, ne hanno voglia, non sopportano più le bugie e i misteri nascosti. Soprattutto non sopportano più un presidente del consiglio che ha appoggiato la mafia (oggi forse la combatte, magari tanta gente non gli serve più), un presidente del consiglio appoggiato a sua volta dalle logge, p2 o chissà come si chiama ora. Per tutti è arrivato il momento che Berlusconi si dimetta e che si faccia processare in tribunale, poco importa se, vista l'età, non sconterà mai la pena. Quello che importa è che sia dichiarato colpevole. L'onda viola non deve fermarsi, deve cancellare una volta per tutte gli anni bui del nostro paese, dai quali abbiamo avuto solo l'impressione di essere usciti, ma che ancora non sono finiti e non finiranno con la dipartita di Berlusconi. Gli altri paesi europei finalmente ci elogiano, invece di massacrarci di critiche per il nostro primo ministro. La stampa estera loda la manifestazione, definendola un successo, in Francia sono già pronti ad imitarci per un No Sarkozy Day. Siamo stati uno stimolo importante, lo stimolo dal quale mi auguro parte una grande rivoluzione culturale. Io ci credo.

Qui sotto ci sono i miei contributi foto/video. Probabilmente avrete visto immagini migliori, ma queste sono le mie. L'unica nota stonata solo le tante bandiere di Rifondazione Comunista e Italia dei Valori, visto che solo quelle viola avrebbero dovuto sventolare. Ma se guardate bene le vedrete solo al punto di partenza e a quello di arrivo. Nel tragitto, in mezzo al corteo, tra il popolo comune che marcia senza partito, si notano appena.






lunedì, novembre 23, 2009

Attimi d'eternità



Esistono dei luoghi che non hanno dei confini precisi, ben stabiliti e demarcati, dei luoghi che non possono essere intesi secondo la loro dimensione spaziale o la mera estensione geografica. Non hanno un orizzonte distante, lì dove lo sguardo riesce ad arrivare, ma una nebbia sottile che riflette i raggi del sole, creando un riverbero luminoso, quasi come un monito che ti dissuade dal guardare oltre. Non potendo perciò capire dove ti trovi con il solo aiuto della vista, è più vantaggioso usare degli organi che vadano oltre l'uso dei cinque sensi comunemente intesi, ed imparare a percepire questi luoghi come degli stati d'animo. Quando tutto intorno è infatti confuso nella luce, quello che riesci a vedere è solo quello che realmente conta, quello che hai accanto, come se il resto del mondo non esistesse nemmeno e la tua intera esistenza non avesse bisogno di altro che del contenuto di una singola stanza e della persona che è li con te. Non potrebbe essercene un'altra, perché è lei la fautrice di questo stato d'animo che ottenebra i sensi, risvegliandone di nuovi che mai prima erano saliti del tutto al livello della coscienza. Lei che ha saputo racchiudere in pochi metri l'importanza di un mondo intero, tanto da pensare che quello che sta al di fuori potrebbe pure andare in malora, per quel che importa. Il tempo non scorre più come al di fuori. Un momento sembra eterno e il successivo troppo fugace, tanto che vien voglia di rincorrerlo per poterne godere ancora, per mostrargli l'amore che non puoi contenere, perché tutto quello che è racchiuso in questa bolla senza tempo ne spazio, non è che amore di cui si desidera non vada sprecata nemmeno una stilla.
Si può essere d'accordo o meno, che i sentimenti siano volubili, che cambino e mutino nel tempo, che cessino all'improvviso, nello stesso modo in cui sono iniziati. Per questo ho parlato di un luogo, che anche senza spazio e tempo ordinari, è pur sempre un luogo fisico. Un luogo che esisterà per sempre, che mi sopravvivrà, un luogo che però esiste solo per noi due.

lunedì, novembre 09, 2009

After Dark



Capita, a volte, di immaginare la realtà in un modo, e scoprire in seguito che ciò che avevamo immaginato era solo un'idea di essa.
A chiunque è capitato, in una miriade di possibili circostanze, di avvertire un complesso di inferiorità verso qualcuno. Solitamente sono complessi deboli, che riguardano persone che incrociano la nostra strada per breve tempo, o addirittura per la durata di un istante. Diverso è quando si avverte inferiorità verso una persona a noi vicina, una persona a cui il bene che vogliamo risulta incalcolabile. Si può pensare che l'altra abbia avuto tutto, una bellezza invidiabile, stuole di ammiratori, un lavoro ben retribuito che non richiede particolari talenti. Ci si sente inferiori, mediocri, sempre a dover lottare per la più piccola briciola di approvazione. Ma briciole per l'appunto. Inizia così la costruzione di un muro, che a sua volta costruisce una distanza, che a sua volta genera l'incomprensione. Come spesso accade è poi un Deus ex machina che illumina quello che prima era così oscuro. Ci si accorge di quanto le difficoltà abbiano forgiato il nostro carattere, quanto abbiano contribuito a formare la nostra personalità, e di come, la persona che non le ha affrontate, si ritrova improvvisamente vuota, vuota come le esperienze che ha vissuto, vuota dalla mancanza di dolori che non ha potuto vivere, in un letargo che non ha fine, dal quale non ci si vuole svegliare. Quella persona in realtà ha sempre sofferto per le barriere create, per le distanze generate da un'invidia senza vita, quelle distanze che non le permettevano di chiedere aiuto. Un aiuto che possa riportarla oltre l'oscurità, nuovamente alla luce di un prossimo giorno che sorge.

martedì, novembre 03, 2009

Assassinii silenziosi





- Salve! Conosce il concorso naviga e vinci? Si possono vincere svariati premi! Lei naviga?

- Navigo...eeeeh io navigo per mare! Ho navigato ovunque, praticamente in tutto il mondo, per via delle guerre. Le guerre...le abbiamo perse tutte!

- Veramente la prima guerra mondiale tecnicamente l'abbiamo vinta...

- Vinta...seicentomila morti! Questa la chiami vittoria?

- Beh da questo punto di vista le guerre sono tutte sbagliate...

- Beh tu dici che sono sbagliate, eppure la mattina quando ti svegli vuoi il tuo caffelatte, i tuoi biscotti, le tue comodità...per questo esistono le guerre, perché i più forti si vanno a prendere quello che vogliono, togliendolo agli altri.

- Se fosse solo per questo sarei disposto a barattare questi miei bisogni per la cessazione dei conflitti.

- Ma queste sono parole perché sai che non avverrà mai! L'uomo in fondo è fatto così, è nato per questo, non può fare a meno delle guerre. Da quando esiste il mondo, ogni animale che abbia abitato il pianeta ha cercato di soggiogare i più deboli, per soddisfare le sue esigenze. L'uomo non è da meno! Solo che a differenza degli animali ha sviluppato l'uso del linguaggio, inventando parole dietro le quali ci si può nascondere.

- L'uomo però a differenza degli animali si è anche sviluppato in società civilizzate, nelle quali regnano la cooperazione e le necessità collettive.

- La chiami società civilizzata tu questa? Se fossimo onesti con noi stessi dovremmo ammetterlo, siamo tutti assassini! Il nostro benessere è più prezioso di milioni di vite umane..

- ...

- Ma si può sapere quando cavolo mi arriva questa ricarica? Sono qui da mezz'ora, lei mi aveva detto che ci sarebbero voluti solo 10 minuti!

giovedì, maggio 28, 2009

Life will find you


La vita in fondo assomiglia ad un serbatoio di sorprese, le quali vengono mano a mano bruciate dal motore del tempo, che viaggia ineluttabile. Una sorpresa, per essere tale, non è aspettata, ne sospettata, non la si attende nel fragore che essa produce. Ad alcuni piace la filosofia del cogliere l'attimo, e si rammaricano irrimediabilmente quando questo sfugge, un atteggiamento tale che porta a vedere ovunque occasioni perse, impegni non mantenuti, nuvole che passano e non tornano più...

"[...]Perché è così che ti frega, la vita. Ti piglia quando hai ancora l'anima addormentata e ti semina dentro un'immagine, o un odore, o un suono che poi non te lo togli più. E quella lì era la felicità. Lo scopri dopo, quand'è troppo tardi. E già sei, per sempre, un esule: a migliaia di chilometri da quell'immagine, da quel suono, da quell'odore. Alla deriva."

Castelli Di Rabbia - A. Baricco

..ed è difficile sopportare il peso della vita con la convinzione di essere alla deriva.
Ma io non ho mai condiviso il "carpe diem". Non siamo noi a cogliere l'attimo, è l'attimo che coglie invece noi, ci sceglie, ci lusinga in un sogno a portata di mano, ci sbatte contro venendo da dietro un angolo, e noi non dobbiamo far altro che accettare di esser stati scelti e assecondarlo. Quante sorprese allora possono coglierci nell'incertezza e nella paura, come un profumo inaspettato che penetra con forza le narici, come un ricordo che torna in superficie e ci ricorda chi siamo, come la vita stessa che ci sbatacchia di quà e di là nei luoghi più insensati. Correre dietro alle occasioni non serve ad altro che a farci scansare dalla traiettoria di quell'unico attimo che ci stava puntando. Non ci sono occasioni perse se uno ascolta quello ciò che ha dentro.

"Anche uno scoiattolo cieco ogni tanto trova una ghianda"

venerdì, aprile 10, 2009

Castelli Di Sabbia



E' facile puntare il dito, a posteriori, quando accadono tragedie del genere. Cercare un capro espiatorio, addossargli tutte le colpe, magari far sapere a tutti che verrà punito...e magari addirittura punirlo davvero. Di solito io non punto il dito, è una cosa che non mi piace. Non è colpa di nessuno se la larga maggioranza delle abitazioni di molti paesini sono ancora letteralmente all'età della pietra. Più che normale che con catastrofi di simili intensità, vengano giù.
Ben diverso è quando centinaia di edifici vengono costruiti da chi ha nella coscienza la certezza che non sono fatti per durare al tempo, figuriamoci al terremoto. E' la storia di sempre, purtroppo, la storia di questa Italia dei furboni, del mors tua, vita mea che oltrepassa qualsiasi legge morale. E' la storia di interi palazzi costruiti con cemento impastato con sabbia di mare, di castelli di sabbia che hanno rosicchiato col tempo le loro anime di ferro, rendendole sottili come fuscelli. Non stiamo parlando di norme antisismiche non rispettate, niente affatto. Un normalissimo cemento armato, che deve essere in grado di sostenere un carico che oscilli almeno tra i 250 e i 300 Kg per centimetro quadrato, avrebbe retto. Palazzi che rispettano questa regola, vengono costruiti da 40 anni. Stiamo parlando perciò di speculazione folle che ha portato alla morte 300 persone, ignare, rimaste sotto le macerie della lora abitazione che si è prima accasciata sulle proprie fondamenta per poi implodere sotto il proprio peso.
Oggi, giorno dei funerali e di lutto nazionale, sento ovunque dire "siamo tutti Abruzzesi". No, per favore, no. Non lo siamo, non lo siamo affatto. E' l'ennesimo episodio di cattivo gusto, al pari dello sciacallaggio televisivo e mediatico, sempre a caccia di nuove storie da mostrarci, per farci empatizzare col disastro avvenuto, e gonfiare i loro ascolti, sbandierandoli in diretta. La terra trema ancora, e ogni scossa forte fa tremare ogni casa fino a qui, a 100 km di distanza, distintamente. Ma mai, mai ho pensato in quei frangenti ad aver paura per me stesso, ho avuto la decenza di pensare che ogni volta che vedevo le mie pareti tremare, in Abruzzo altre abitazioni crollavano, altre vite si spegnevano. Lasciamo a quelle persone che non hanno più nulla almeno la loro dignità di esseri umani, diamo tutto l'aiuto che siamo in grado di dare e lasciamoli poi in pace, rispettando il loro dolore, senza avere la presunzione che sia anche nostro.
Puntare il dito forse non è utile, ma quello che sta succedendo non è che l'ennesimo riflesso di questa Italia allo sbando, un'Italia sorretta da persone con l'anima impastata con sabbia di mare, le caviglie corrose dal sale, persone che prima o poi si accasceranno sulle proprie ginocchia, implodendo sotto il peso della vergogna.
Allora anche noi tutti saremo sotto le macerie.

sabato, aprile 04, 2009

I need to find someone who can heal my mind


Post Soundtrack: Blur - Tender

Mi rendo conto, lo so, lo so perfettamente che è scorretto iniziare un'argomentazione con una frase ad effetto, una di quelle che si capisce quello che vuoi dire solo dopo aver letto le righe sottostanti, e che proprio per questo ti invogliano ad andare a leggere...eppure io devo scriverlo: la normalità rende folli.
Ecco, ci siamo tolti il dente. Ora immagino sarete tutti qui a pendere dai miei polpastrelli per sapere come una simile affermazione si sviluppa, perciò non voglio togliervi ancora molto del vostro prezioso tempo, e vo a dipanare il mio pensiero. Prima però allontanatevi un po' dallo schermo dai...lo so che state fremendo, ma vi fa male alla vista.
Dicevamo dunque, la normalià rende folli. Dunque quello di cui abbiamo bisogno è di qualcuno che ci faccia impazzire, onde sfuggire alla normalità. Ho incasinato ancora di più vero? Ma è così, ve lo assicuro. Provate a rifletterci, la monotonia, la routine quotidiana, fare sempre le stesse cose, percorrere le stesse strade, svegliarci ogni giorno per fare una cosa che non ci va di fare...tutte queste cose ci appiattiscono e ci livellano, diveniamo gli uni uguali agli altri perciò facciamo parte di quella che indubbiamente è la normalità. Ma questa, è ineluttabile come come il cacio sui maccheroni, ci porta alla follia. Ma si, una specie di alienazione Marxista, perché no, facciamo pure un po' i colti, siamo blogger santa miseria! Bisogna quindi cercare qualcosa, o possibilmente qualcuno...quel qualcuno che riesce a farti impazzire prima che tu possa diventare normale, convincendoti così che la tua pazzia sia la normalità. Chiaro no? Ma si è facile, non vi è mai capitato di vedere sempre lo stesso tramonto per 10 anni e poi all'improvviso quel tramonto ogni maledetta sera sembra diverso? Oppure di mangiare la lasagna di vostra madre da tutta una vita e desiderarla proprio perché nella vostra mente volete assaporare di nuovo quel magnifico sapore che ha sempre? E invece no, all'improvviso è diverso, porca miseria, ogni boccone addirittura è diverso dall'altro! Ma allora questa situazione non è mica per forza positiva! Oh invece si, lo è eccome. Perché assaporare un solo sapore grandioso quando se ne possono assaporare 10mila strepitosi?
Tenetevi strette, quando le trovate, quelle cose che vi fanno impazzire...tenetevi stretta la persona che vi ha reso folli. La chiave per raggiungerli è sempre e solo una...ma non la scrivo!

Stay Hungry, stay foolish!

Come on, come on, come on
get through it.
Come on, come on, come on
love's the greatest thing, that we have,
I'm waiting for that feeling,waiting for that feeling,
Waiting for that feeling to come...

lunedì, febbraio 23, 2009

-- Heath Ledger --


Questa estate, uscendo da un cinema nel quale ero entrato per vedere un film che non mi andava di vedere, ero a bocca aperta, piacevolmente colpito, decisamente soddisfatto di quel che avevo visto. La mia riluttanza iniziale era dovuta al soggetto del film, Batman. Non fraintendetemi, io adoro i film con i supereroi dei fumetti, e non perché mi riportano all'infanzia, come qualcuno potrebbe ipotizzare, ma per quella sottile psicologia che regge un personaggio in calzamaglia, in grado di salvare centinaia di vite altrui ma impotente sulla propria. C'è da dire, e penso sia una opinione largamente condivisa, che gli ultimi film su Batman sono stati una profonda delusione, che è una frase eufemisticamente gentile per non dire che erano disgustosa spazzatura. Mi riferisco a Batman Forever e Batman e Robin. Poi negli ultimi due film qualcosa è cambiato. Questo qualcosa è uno dei registi più bravi degli ultimi 10 anni, quel Christopher Nolan che crea dei piccoli capolavori che magari non sono dei kolossal, non sono storie umane che hanno fatto il giro del mondo, non hanno racchiusa in se chissà quale morale, ma fanno qualcosa che sempre meno film fanno: ti stupiscono, ti fanno uscire dalla sala soddisfatto, sognante, piacevolmente sorpreso. Penso ad esempio a Memento e The Prestige, e l'unico aggettivo che mi viene in mente è geniali.
Christopher ha preso in mano perciò una patata bollente, prendere un soggetto che era passato dall'essere un cult (grazie alle mani di Tim Burton, un maestro del genere dark), ad essere appaiato, per spessore psicologico, grosso modo ad uno qualsiasi dei personaggi di Massimo Boldi.
Ne sono usciti due film: Batman Begins, che non ho ancora avuto modo di vedere, e Il cavaliere oscuro. Ora, fatte queste premesse, come detto ero molto riluttante all'idea di vederlo. Nel tempo mi ero completamente disinteressato riguardo Batman e quindi non sapevo nulla di nulla sugli ultimi due film. Mentre mettevo piede in sala, non sapevo chi era il regista. Mentre appoggiavo le chiappe sulla poltrona, non sapevo chi avrebbe intrepretato Joker. Mi dicevo: chissà chi è quel poverino a cui è toccato interpretare Joker e che verrà massacrato dalla critica nel paragone con Jack Nicholson, uno che si sa, i ruoli da pazzo psicopatico gli riescono particolarmente bene. Non sapevo, ed era davvero difficile riconoscerlo così pesantemente truccato, che si trattatava di Heath Ledger e non sapevo che, mentre io lo compativo per quella che invece sarebbe stata una prova di recitazione magistrale, lui era già morto. Morto.
A soli 28 anni per aver incidentalmente mischiato dei sonniferi e degli ansiolitici.
Ci sono degli attori che hanno una carica carismatica fuori dal comune, per i quali, senza che ci sia un motivo, o senza che io riesca a spiegarlo, provo una forte empatia. Forse semplicemente perché sono bravi, dannatamente bravi in quello che fanno. Mi viene subito in mente un altro attore che ho amato, forse perché anche lui morto in circostanze simili, River Phoenix.
Di Heath non rimangono che un pugno di film, il rimpianto per un talento spezzato che avrebbe regalato ancora splendide pagine di Cinema, quello che stupisce, quello che appaga, quello che fa ancora sognare. Un film, rimasto incompiuto, Parnassus che non si sa se vedremo mai (si parla di far completare le scene di Heath da Johnny Depp, Colin Farrel e Jude Law, giustificando il cambio di aspetto con un incantesimo). Ma rimane anche il rimpianto per la vita di un semplice uomo, morto a 28 anni, che lascia al mondo una figlia probabilmente troppo piccola per ricordarsi di lui.
Poche ore fa, a 13 mesi esatti dalla sua morte, gli è stato assegnato, postumo, il premio Oscar per la sua incredibile interpretazione di Joker. Ora, non ditemi che era una assegnazione scontata e già stabilita, non ditemi che tutta l'organizzazione degli Academy Awards ci ha guadagnato tantissimo nel compiere questo gesto facendosi pubblicità. Queste cose, che è normale possano sfiorare la mente, io non le voglio sentire. Guardate il film, ammirate la sua interpretazione, giudicate solo allora se lo meritava oppure no. Sono sicuro che una volta che lo avrete fatto, tornerete qui, su questo blog e, insieme a me, renderete omaggio a quel grandissimo attore che si chiamava Heath Ledger.

mercoledì, febbraio 04, 2009

C'è sempre qualcosa da perdere


Per prima cosa vorrei tranquillizzarvi. Non siete arrivati per sbaglio sul sito del Kinder Cereali e io non indosso parrucche. Questo post, riallacciandosi al precedente, intende esprime il concetto di cui il titolo, cercando di ampliarlo. Ora, dato che è mia intezione intraprendere una delle strade disegnate antecedentemente, probabilmente la foto più azzeccata per il post sarebbe stata questa, ma alla fine ho preferito la meno dolorosa bussola.
Come si diceva, c'è sempre qualcosa da perdere. E' una delle regole fondamentali nell'ambito persuasivo della negoziazione e viene insegnata proprio per impare a difendersi da essa. Questa regola è conosciuta come effetto Nahum. Lascio la parola al mio esimio collega Palmarini:

Durante la prima guerra mondiale, Monsier Nahum, ebreo di Salonicco, combatté da partigiano contro i turchi. Negli ultimi mesi della guerra, la banda cui apparteneva venne operativamente integrata in un distaccamento dell'esercito francese. Il suo amico d'infanzia Goldmann si era, invece, arruolato volontario con i francesi e aveva combattuto per tre anni, fino alla fine della guerra e alla relativa smobilitazione, con la divisa dell'esercito regolare francese. Quarant'anni dopo, quando erano ambedue da lungo tempo residenti in Francia, e ivi naturalizzati, Goldmann ottenne, dopo un certo iter burocratico, la pensione di guerra del governo francese. Un giorno, a Goldmann venne la bella pensata di incitare anche l'amico Nahum a chiedere una pensione di guerra. Cercò di persuaderlo a richiedere la pensione, offrendo la debole argomentazione che una banda di irregolari posta sotto il comando militare francese era da considerarsi, a tutti gli effetti, parte dell'esercito francese. Sulle prime Nahum non si lasciò persuadere. Ebbe il riflesso giusto, cioè quello di mettersi a ridere e controbattere che l'idea era semplicemente pazzesca. Goldmann però insistette, e piano piano riuscì ad instillare nella testa del vecchio Nahum una serie di strampalate giustificazioni, infondate equipollenze, con in più la prospettiva di un aiuto da parte di un conoscente al Ministero. Ma soprattutto, soprattutto, usando l'eterno, irresistibile, stupido argomento:"Tanto non hai niente da perdere". Monsieur Nahum si assoggettò a una vera e propria odissea di anticamere, code, bolli, timbri, traduzioni legali, dichiarazioni giurate, convalide notarili. Quanto più cresceva il fastidio di queste interminabili pratiche, tanto più si faceva strada nella sua testa l'illusione (davvero una pura illusione cognitiva) che questa benedetta pensione gli era, in fondo, dovuta. Inconsciamente, come spesso succede in questi casi, la fatica stessa della lunga pratica sembrava potesse meritargli, da sola, la pensione. Un bel giorno, infine, arrivò dal Ministero la fatidica, inappellabile e prevedibilissima lettera che, in sostanza, gli diceva picche: la tanto sospirata pensione non era stata accordata, né lo sarebbe stata mai. Ebbene, la stessa persona che un anno prima aveva riso all'idea, adesso entrò in uno stato di depressione davvero preoccupante. Non parlava più con nessuno, non mangiava, non usciva di casa per giorni di fila. Tirarlo fuori dalla depressione richiese tempo, cure mediche e tutta la sollecitudine della famiglia. Nella sua mente, si era pian piano stabilizzata una situazione immaginaria di status quo. Da mesi aveva preso a progettare in dettaglio tutto quello che avrebbe fatto con i soldi di quella pensione. Averla era diventata per lui la situazione di base, mentre perderla costituiva adesso per lui una privazione insopportabile.
Non lasciamoci mai persuadere dall'argomento tanto non hai niente da perdere. C'è sempre qualcosa da perdere! Al minimo, la nostra tranquillità, e al massimo la nostra autostima e quel po' di fiducia che abbiamo nella vita, negli altri, nelle istituzioni.

Massimo Piattelli Palmarini
L'arte di persuadere

Aggiungo che tutto questo non si traduce nell'immobilismo, cosa che si potrebbe dedurre da queste parole. Significa che nell'affrontare qualcosa bisogna sempre fare il conteggio dei pro, ma anche dei contro, che, come si capisce dall'esperienza di Nahum e da tante altre che potrebbero essere apportate a supporto, ci sono sempre.

martedì, febbraio 03, 2009

Meglio rischiare, sai, che non concedersi mai




A destra, nel mio profilo, da diversi mesi c'è una frase a cui tengo particolarmente. Una citazione di un uomo che ha sempre cercato di metterla in pratica, nonostante spesso abbia ceduto e chiuso gli occhi.
Comunicare non è mai facile, sicuramente non è mai innocuo. Spesso nella vita mi sono sentito ripetere frasi quali: "Non hai nulla da perdere" oppure "Non ti costa nulla". Beh non è vero. C'è sempre qualcosa da perdere, c'è sempre un costo da pagare. Perdere tempo... o perdere l'autostima o molto di più. Probabilmente è una fase che tutti hanno passato o passeranno...è stato così anche per me, non mi mettevo mai in gioco e per anni non ho scritto la mia storia. Questo da senz'altro l'impressione di non perdere nulla, ma è solo apparenza, perché in realtà non si guadagna nemmeno nulla. Ma non stiamo parlando, fate attenzione, di un guadagno meramente probabilistico, di un avvenire che è situato sul piano del forse. Vivere è in realtà già in se stesso un guadagno, perciò tutto il tempo in cui noi non viaviamo, tutto il tempo in cui stiamo ad occhi chiusi senza comunicare, è un tempo in cui il guadagno che naturalmente ci spetta non viene retribuito. E' perso, ancor di più...sprecato. A volte la realtà non ci piace è una lama sottile che siamo costretti ad assaporare troppo a fondo. Penso alle relazioni sbagliate, alle persone che incrociano il nostro cammino per svanire poi chissà dove, agli affetti che si perdono per circostanze che appariranno come la polvere su di un tavolo di vetro, alle persone che non ci sono più e abbiamo perduto (forse) per sempre. A tutto l'amore profuso, che sembra sprecato. Penso alla paura di perdere la cosa più importante che ho, alla violenta certezza che la tentazione di chiudere gli occhi sarà lacerante.
Guardando indietro però, vedo che solo quello che ho scritto é ciò che mi fa sentire vivo.

mercoledì, gennaio 28, 2009

Fotografie di un natale


Durante le feste natalizie ho trovato lavoro come Christmas Assistant for Present's Costumer Satisfaction. Detto in inglese fa un certo effetto direi, ma, tornando all'italiano e quindi con i piedi per terra, il lavoro consisteva nell'impacchettare i regali. Alla Coin e in un negozio di telefonia. La paga era ovviamente ai limiti del ridicolo ma devo ammettere che pur essendo tassata era più alta delle paghe che ho riceveuto in altri lavori. Questo sta a significare forse che non ho fiuto nel trovarmi dei lavoretti, ma non è qui che il mio post andrà a parare. Il mio lavoro consisteva nel prendere il regalo da incartare, chiedere lo scontrino al cliente per assicurarmi che lo avesse pagato e che non venisse da un altro negozio, impacchettare il regalo, infine salutare a 54 denti augurando buon natale (anche il 6 dicembre). Ora, quando ore di lavoro monotono e continuo mi avevano annichilito il cervello, ho partecipato ad alcune scene, esilaranti da un certo punto di vista, ma quando ormai francamente la mia voglia di ridere era svanita.

Cliente: Dovrei impacchettare questo.
Lry: Va bene, mi da lo scontrino per favore?
Cliente: Lo scontrino?
Lry: ...
Lry: Si
Cliente: Ma guardi che è un regalo.
Lry: ...
Lry: Non ci crederà ma ne sono pienamente cosciente.
Cliente: Ma io non voglio che lei metta lo scontrino nel regalo, altrimenti poi si viene a conoscenza del prezzo.
Lry: ...
Lry: Devo controllare lo scontrino per accertarmi che lei abbia pagato. Dopodiché glielo restituirò.
Cliente: Oh mi scusi! Ecco a lei.
Lry: Si figuri...ecco fatto, addio.


Cliente: Me lo impachetta?
Lry: Guardi, lo farei volentieri ma è troppo grande. Questo è il foglio più grande che ho, vede?
Cliente: Ma io devo impacchettarlo.
Lry: (e io me ne sbatto) Non so come aiutarla.
Cliente: Beh usi due fogli, mi sembra logico.
Lry: ...
Lry: Non penso che verrebbe granché
Cliente: Ma io devo pur incartarlo, faccia con due fogli per favore
Lry: (faccia basita) OK
Lry: Ecco fatto.
Cliente: (faccia disgustata) Ma...
Lry: Si mi dica pure...
Cliente: ...
Lry: Arrivederci...il prossimo prego.


Cliente: (già entrata in precedenza per fare acquisti) Scusatemi, mi ero dimenticata un regalo.
Lry: (regalo dell'ultimo secondo, ciofeca in arrivo!)
Commessa: Mi dica, aveva qualcosa in mente?
Cliente: Si. Avete l' I-phone?
Lry: ???
Commessa: Certamente, glielo faccio vedere subito.
Cliente: No no, va bene, lo conosco. Può farmi un pacchetto regalo?
Lry: ???
Commessa: Si, può andare dal ragazzo qui a fianco, se ne occuperà lui.
Cliente: Ecco quà...me lo impacchetti?
Lry: ???
Cliente: L' I-phone...
Lry: Ecco a lei, buon natale...


Ammetto che ho reso stilisticamente queste scene in modo da farne uscire fuori una certa ilarità, ma il mio scopo primario era sottolinearne il grottesco. Mentre ero li, sudato, stanco dopo 8 ore senza sosta, con un via vai di gente in ansia per il regalo natalizio, gente a sua volta tesa e snervata dalla calca, irritata dalla fila, senza alcuna voglia di fare un regalo che con ogni probabilità non sarà stato apprezzato, ma comunque pretenziosa che la confezione fosse perfetta...mentre ero li ho visto nient'altro che la fotografia di questo paese: una cerchia sempre più ristretta di persone che arricchiscono, che hanno il potere, che possono non guardarsi intorno mentre camminano irritate in un mondo estraneo, e, dall'altra parte, il resto della gente comune che lavora a confezionare la loro apparenza.

Promossi 2008

Immagini

Wall-e - Andrew Stanton (2008)
Onora il padre e la madre - Sidney Lumet (2007)
Non è un paese per vecchi - Ethan and Joel Cohen (2007)
Into the wild - Sean Penn (2007)
Good night and good luck - George Clooney (2005)
Espiazione - Joe Wright (2007)
Trainspotting - Danny Boyle (1996)
Memorie di una geisha - Rob Marshall (2005)
The butterfly effect - Eric Bress, J.M.Gruber (2004)
V per Vendetta - James McTeigue (2005)
The Shining - Stanley Kubrick (1980)


Parole

Castelli di rabbia - Alessandro Baricco (1991)
La casa del sonno - Jonathan Coe (1997)
Dance dance dance - Murakami Haruki (1988)
Se questo è un uomo - Primo Levi (1947)
La grammatica di Dio - Stefano Benni (2007)


Suoni

Here we stand - The Fratellis (2008)
Hunting Wales - The Checks (2007)
Oh no - OkGo (2005)
Viva la vida - Coldplay (2008)
Language Sex Violence Other? - Stereophonics (2005)
Favourite worst nightmare - Arctic Monkeys (2007)
Echoes, silence, patience&grace - Foo Fighters (2007)