giovedì, maggio 29, 2008

Imparare dal vento

Oskar Kokoschka - La sposa del Vento


...e non riesci a capire. Tante cose sfuggono via insieme al vento. La comprensione che si può avere della vita, insieme alla vita stessa. Ci sono momenti in cui considerazioni simili non arrivano a sfiorarti, momenti in cui la morte rimane in uno spazio e in un tempo astratti, un qualcosa a cui si fa fatica a credere guardandosi intorno, volgendo lo sguardo all'apparente indefettibilità della vita. In altre circostanze invece è lì ad attanagliarti da vicino, un'opprimente bolla tutta intorno dalla quale viene tolta via l'aria a poco a poco. In quegli istanti, nei quali ti ripiomba addosso tutta l'asfissiante realtà dell'esistenza, sei costretto a perdere ineluttabilmente le persone che ami.
Mi viene in mente mia nonna, scomparsa cinque mesi fa. Novantadue anni, due matrimoni alle spalle, 5 figli, una sequela di nipoti, arrivata all'estremo saluto con tutta la dignità che si deve alla vita, ma con il forte desiderio di morire, serena e con l'affetto di tutta la famiglia intorno a lei. Pur sentendo in me la tristezza ed il dolore per quel legame spezzato, ero dentro di me consapevole che lei era sul serio felice di una vita, senz'altro non scevra di sofferenze, ma che le aveva dato tutto. Aveva concluso il suo cammino.
Ma non sempre le cose vanno in questo modo. Succede che la morte interviene spesso quando non dovrebbe, quando hai vent'anni o poco più e pensi di essere immortale, pensi di avere tutto il tempo del mondo da vivere ancora. Ed'è in questi casi che la morte irrompe prorompente e ti ricorda che a spezzare una vita ci vuole davvero un istante. Se n'è andato così uno dei miei amici di infanzia, per colpa di quel maledetto istante che ha deciso che la sua strada, appena abbozzata, doveva essere interrotta.
In questi casi, lo confesso, faccio una tremenda fatica ad accettare la morte. Ti sbatte in faccia un pensiero che non vorresti mai avere sotto lo sguardo: avere venti o trenta anni non vuol dire essere immortali, aver combinato poco o nulla ancora nella vita, non ti garantisce del tempo supplementare. Ti viene rimarcato che la morte non fa sconti a nessuno e che il momento in cui arriva non sei tu a scieglierlo. Ti rimane chiaro in mente che l'attimo in cui arriverà non per forza è lontano nel tempo (chi si è lasciato andare alla superstizione è degno di tutto il mio disprezzo).
Si può allora reagire pensando di vivere ogni istante della vita come fosse l'ultimo. Purtroppo non è un discorso che secondo me si può fare all'uomo. Sicuramente non a me. Posso soltanto vivere come sono in grado, continuare a percorre l'unica via su cui ho sempre camminato. Senza mai dimenticare.
Addio Michele.