mercoledì, marzo 26, 2008

La casa del sonno


Se avete qualche pur minima velleità da scrittore, non leggete questo libro. Una storia come questa, una storia che vale la pena di essere raccontata, scritta in maniera superba, si incontra raramente e Jonathan Coe la racconta in modo sapiente, attirando, coinvolgendo, con una trama a lunga gittata dipanata con una maestria che forse nemmeno il miglior Pennac può avvicinare. Un continuo passaggio, da un capitolo al seguente, tra presente e passato, raccontato in maniera tale da far sembrare il racconto sempre il linea retta, come se non si passasse all'improvviso dal 1983 al 1996. I personaggi come erano e come sono, le scelte che hanno condizionato la loro vita in passato e le loro conseguenze nel presente. Un sentimento così forte da oltrepassare qualsiasi barriera, di tempo, di età, di distanza, di sesso..., inseguirlo fino a diventare l'incarnazione di quel sentimento stesso, scoprendo di non aver fatto altro che trovare se stessi, semplicemente...

lunedì, marzo 10, 2008

Ma ti guardi intorno e invece non c'è niente



Non c'è niente. Non c'è più nessuno quando dopo un'altra serata storta tutto quello che desideri è tornartene a casa. Tornare e sapere che c'è qualcuno che ti sta aspettando, anche se torni tardissimo. Sonnecchia, ma è in campana, pronto ad alzarsi non appena sente i tuoi passi avvicinarsi. Arriva ciondolante, gli occhi semichiusi, ma è lì scodinzolante ad accoglierti, felice... e piano piano, quel bene senza condizioni ti conquista, ti appartiene, è un sentimento che si insinua così naturalmente che nemmeno sospetti di non poterne fare a meno. Ed è così che sovrappensiero apro la porta di casa aspettandomi che qualcuno venga come sempre incontro a me a reclamare una dose extra di attenzioni. Ma nessuno viene, perché in 4 mesi tutto è cambiato, prima uno poi anche l'altro...non ci sono più. Nonostante la mancanza, si fa difficoltà a desiderare di colmarla nell'unico modo possibile, prendere un'altra responsabilità così grande, anche e soprattutto verso se stessi, perché la paura di perdere tutto di nuovo non è poi così stupida.
Ed è allora che interviene qualcuno, ti mette di fronte al fatto compiuto e ti dice "questo è tuo"...ed è così che a 24 ore di distanza rientro nuovamente a casa, tardi, apro la porta e vedo una figurina nera destarsi e, dopo un breve indugio, correre goffamente verso di me, per reclamare la sua dose extra di attenzioni prima di riprendere sonno. Penso a quello che ho perso, mi manca lo stesso...penso a quello che ho, che già mi appartiene così tanto...
Grazie...a te che mi hai fatto questo regalo, che mi hai capito e sopportato...e che secondo me non ti sei ben resa conto quanto strettamente ti sei legata a me ;)
Ed ora le presentazioni! Dato che si tratta di un Dog, con gli occhi azzurri (alla luce forte...) e una passione (ancora latente...) per mostri e misteri, avevo pensato di chiamarlo Dylan, ma ho ricevuto solo bocciature e forti pressioni a cambiare idea. Perciò mi rivolgo a voi, consigliatemi. Colui che indicherà il nome che sceglierò, riceverà una foto autografata del cucciolotto!

Copia di PICT1576

venerdì, marzo 07, 2008

Un anno fa

Ed è guardando un biglietto appeso alla parete della tua camera che ti rendi conto con sorpresa che è già passato un anno. Fino a ieri ti sembrava di essere lo stesso deficente di 365 giorni prima, in un attimo invece, la consapevolezza di quello che affrontavi un anno prima, la consapevolezza di chi eri e di chi sei, ti sovrasta con quella sopresa di cui si accennava sopra. Il biglietto in questione è quello del concerto dei Jet, live at Apollo Hammersmith, London. Il concerto a cui in assoluto mi sono più divertito, dove le persone volavano sopra le teste, gli amplificatori ad un palmo dalle orecchie che rimbombano nell'eco dei ricordi, e dove ho praticamente fatto a botte con un koreano testa di cazzo che insisteva per mettersi davanti a me, puzzava come un caprone e sono sicuro che il suo rene ricorda ancora il mio destro...hi hi hi!
Bene, ciance a parte, da quel week-end a Londra è stato partorito il video che segue, rimasto segreto per un anno intero ma che ora ho deciso di mostrare pubblicamente, un tributo ad una band di poveracci che ogni tanto tirano fuori qualcosa di decente! Capirete guardando di chi parlo, spero che la mia idiozia e pubblica umiliazione siano di vostro gradimento!

domenica, marzo 02, 2008

I got soul but I'm not a so(u)ldier




And when there's nowhere else to run
Is there room for one more sun
These changes aint changing me
The cold-hearted boy I used to be
Yeah, you know you gotta help me out
Yeah, oh don't you put me on the backburner
You know you gotta help me out, yeah
You're gonna bring yourself down

I got soul but I'm not a soldier
I got soul but I'm not a soldier...


Non sempre sapere quello che si vuole rende più pronti o più capaci ad affrontarlo, quando la volontà è quella di avventurarsi in un territorio sconosciuto, là dove la logica pragmatica prende a calci nel culo la logica pura. Arrivare dove non ti saresti aspettato, a 23 anni suonati, non rende più amara la pillola, ma non da nemmeno più la possibilità di dire: ehi, con calma, ne ho di tempo per imparare. L'istante che passa dall'errore al rimedio, con la coscienza di avere imparato da esso, diventa sempre più breve, ed è necessario che sia così. Impari un giorno, in modo fulmineo, che avere uno spirito non ti rende spiritoso, avere un'anima non ti rende un animale, senza che questo abbia eventualmente alcun significato. Ed è allora che 5 sensi non ti bastano più.
Sono ancora quì, a recuperare terreno, colmando il gap che mi separa da me stesso, per essere all'altezza.
Ma senza di te non ce la farei, perché tu mi hai reso cosciente di me stesso. E' in questi istanti che capisco quanto ho bisogno di te.