martedì, febbraio 19, 2008

Déjà vu



Finalmente ho visto Déjà vu. Non male, ma l'avevo già visto.

Aaaaaaaaaaah! Erano mesi che aspettavo di dire questa cagata! Mesi interi! Ma ne è valsa la pena! Ah ah ah ah ah! Come quando, dopo aver letto l'ultimo libro di Harry Potter, ho potuto finalmente declamare a voce alta: Vold-è-mort! E se pensate che si sapeva ovviamente sin dal primo libro che sarebbe andata così, capite bene che ho aspettato ben 11 anni per poterlo dire! E' stata una lunga estenuante attesa...

32 - 44 - 47 - 52 - 81 - 88...si, sto dando proprio i numeri! Mo me li vado pure a giocare, non si sa mai...
Buona giornata a tutti!

lunedì, febbraio 18, 2008

La grammatica di Dio


[...]
- Qual'è il momento più felice che ricordi, vecchio?
- Oh, sono tanti - rispose il pescatore.
- Il primo che ti viene in mente.
- Tanti anni fa, in un giorno d'estate come questo, io e mio figlio andammo a pescare. Lui aveva otto anni. Camminando verso la spiaggia, incontrammo un campo di girasoli. Era sterminato, saliva su una collina come un'onda e poi la scavalcava e scendeva, tutto il mondo sembrava d'oro.
Entrammo nel campo. Nuotavamo in un mare frusciante, pieno d'odori e insetti. A ogni folata di vento, i fiori si muovevano tutti insieme, come fanno i banchi di pesci, nessuno dava l'ordine, sapevano dove andare. Ogni girasole era diverso dall'altro. Come le onde, e come i soldati. Io e mio figlio stavamo vicini. Io proteggevo lui e lui proteggeva me. Salimmo fino in cima alla collina e vedemmo un oceano grande, assetato di sole. Poi ritornammo indietro. Un amico ci aveva visti. Perciò ho una foto di quel giorno. La guardo ogni volta che sono triste.

- Bel ricordo, - disse la morte - ma cosa c'entra con la speranza? Tuo figlio è grande ormai. Il campo di girasoli forse non esiste più. Il tuo amico è morto. E tu non sai più pescare, sei quasi cieco, non riconosci un dentice da un'orata.
- E tu non riconosci più i soldati dai bambini - disse il vecchio.
Il sole stava calando, i lampioni del lungomare si accesero e illuminarono le chiome delle palme. Lontano si vide il balenare di un faro.
- Anche i segnali dei fari sono tutti diversi - disse il vecchio. - Quello laggiù, per esempio...
- Non cambiare discorso - disse la morte, sfiorandolo con la mano. - Allora, cosa speri per il tuo misero futuro, vecchio?
Il vecchio guardò lontano.
- Spero di tornare ancora, insieme a mio figlio, in quel campo di girasoli - rispose.
- Ma non succederà, - disse la morte, spazientita - morirai e non succederà!
- Non ti arrabbiare - rise il vecchio. - Io morirò, è vero. Ma non puoi convincermi che non succederà. Non puoi niente contro questa speranza. Non c'entra la fede, né la paura. Neanche tu, qui vicino a me sulla Terra, sai cosa succederà.
La morte restò in silenzio.

- E bada, - continuò il vecchio - anche se io decidessi di morire, se mi togliessi la vita, neanche allora mi avresti tolto la speranza. Tornerò in quel campo con mio figlio.
La morte rise amaramente e tirò un sasso nell'acqua. Il sasso affondò senza rumore. Poi si alzò in piedi, e il vento le fece volare via il cappellaccio. Era piena di rughe, assomigliava al pescatore.
- Ci vediamo domani, vecchio testardo. Ho lavoro sull'autostrada, stanotte.
- Vacci piano - disse il vecchio.
- Andate piano voi - disse la morte. Riprese il cappello, se lo calcò in testa e guardò il mare. Sospirò. Sembrava non avesse voglia di andarsene.
- E dov'è questo campo di girasoli? - chiese.
- Domani ti porto - disse il vecchio.




Dopo la delusione di Margherita Dolcevita, Stefano Benni torna a lasciare senza fiato. Lo fa con un libro di racconti, dopo ben 13 anni dal suo ultimo libro di storie brevi. Alcuni racconti lasciano ancora perplessità, come quelli sulla solitudine degli uomini e sulla perdita dei vecchi valori che "spengono la nostra anima". Risultano come ingolfati e quasi boriosi. Altri lasciano con la bocca aperta, sopesi tra sogno e realtà, il bilico tra il vissuto e l'immaginato. Tre su tutti: Frate Zitto, Una soluzione civile e l'ultimo, I due pescatori, qui sopra riportato.

sabato, febbraio 16, 2008

Se questo è un uomo




"Allora per la prima volta ci siamo accorti che la nostra lingua manca di parole per esprimere quest'offesa, la demolizione di un uomo. In un attimo, con intuizione quasi profetica, la realtà ci si è rivelata: siamo arrivati al fondo. Più giù di così non si può andare: condizione umana più misera non c'è, e non è pensabile. Nulla è più nostro: ci hanno tolto gli abiti, le scarpe, anche i capelli; se parleremo, non ci ascolteranno, e se ci ascoltassero, non ci capirebbero. Ci toglieranno anche il nome: e se vorremo conservarlo, dovremo trovare in noi la forza di farlo, di fare sì che dietro al nome, qualcosa ancora di noi, di noi quali eravamo, rimanga."


*


"Al tramonto, suona la sirena del Feierabend, della fine del lavoro; e poiché siamo tutti, almeno per qualche ora, sazi, così non sorgono litigi, ci sentiamo buoni, il Kapo non si induce a picchiarci, e siamo capaci di pensare alle nostre madri e alle nostre mogli, il che di solito non accade. Per qualche ora, possiamo essere infelici alla maniera degli uomini liberi."

sabato, febbraio 09, 2008

Filosofia spicciola


"Volevo dire al mondo e a tutti gli amici di internet che in questo momento c'è una grande crisi, c'è grossa crisi, c'è molta violenza, c'è molto egosimo...
Qua la gente non sa più quando stiamo andando su questa Tera...quà la gente non sa più quando stiamo facendo su questa Tera..."


Politicamente parlando, fondamentalmente, non sappiamo più quello che vogliamo. In molti nel nostro paese non l'hanno nemmeno mai saputo. La metafora di questa situazione mi si è presentata lampante aprendo il mio box doccia: accanto allo shampoo ricci definiti trova posto il balsamo lisci perfetti.


A little less coversation, a little more action please, all this aggravation ain't satisfactioning me...

mercoledì, febbraio 06, 2008

Il voto imminente


Ho ricevuto una simpatica mail. Simpatica fino ad un certo punto, a dire il vero a me sembra molto seria. Ho deciso perciò di postarla quì sul blog dove credo avrà maggiore visibilità che se la spedisco alle poche decine di contatti che ho in rubrica.

Si racconta che quando Dio creò il mondo, affinché gli uomini prosperassero,
decise di concedere loro due virtù.

E così fece.

- Gli svizzeri li fece ordinati e rispettosi delle leggi.
- Gli inglesi perseveranti e studiosi.
- I giapponesi lavoratori e pazienti.
- I francesi colti e raffinati.
- Gli spagnoli allegri e accoglienti.

Quando arrivò agli italiani si rivolse all'angelo che prendeva nota e gli disse:
'Gli italiani saranno intelligenti, onesti e di Forza Italia . '


Quando terminò con la creazione, l'angelo gli disse:
'Signore hai dato a tutti i popoli due virtù ma agli italiani
tre, questo farà sì che prevarranno su tutti gli altri'.
'Porca miseria! E' vero! '
Ma le virtù divine non si possono più togliere, che gli
italiani abbiano tre virtù! Però ogni persona non potrà averne
più di due insieme.'

Fu così che:
L'italiano che è di Forza Italia ed onesto, non può essere intelligente.
Colui che è intelligente e di Forza Italia, non può essere onesto.
E quello che è intelligente e onesto non può essere di Forza Italia.

INVIA QUESTO MESSAGGIO A TUTTI I TUOI CONTATTI, PERCHE' QUANDO
SI ANDRA' DI NUOVO A VOTARE NON SUCCEDA CHE QUALCUNO PERDA
L'INTELLIGENZA O L'ONESTA'...


Ma quanto è vulgaire quell'immajine! Vous italien...vous etes così vulgaire!

domenica, febbraio 03, 2008

Filosofia spicciola




"..Ma non si può baciare un'idea, non puoi toccarla né abbracciarla; le idee non sanguinano, non provano dolore... le idee non amano."


Dopo la disfatta del governo Prodi, si fa un gran parlare tra la gente, riguardo l'Italia e il popolo italiano. Si parla per lo più di schifo totale e di rassegnazione ad una situazione che, ogni volta che sembra toccare il fondo, trova la forza ma soprattutto l'immane coraggio di scavare ancora più giù.
Ma una nazione non è fatta delle persone che la goverano. Una nazione non è fatta che del suo popolo. Noi siamo l'Italia. Ed è arrivato il momento di metterci la faccia. Che non significa fare la rivoluzione. Significa rendersi conto finalmente (cosa che può sembrare scontata e da qui il titolo) che non siamo noi ad essere al servizio del nostro governo, ma che semmai è tutto l'opposto.


"Vi Veri Veniversum Vivus Vici. Con la forza della verità, in vita, ho conquistato l'universo."

sabato, febbraio 02, 2008

Non smetterò


"Ho imparato a sognare, che non ero bambino che non ero neanche un' età, quando un giorno di scuola mi durava una vita e il mio mondo finiva un po là tra quel prete palloso che ci dava da fare e il pallone che andava come fosse a motore
C'era chi era incapace a sognare e chi sognava già"

"Ho imparato a sognare e ho iniziato a sperare che chi c'ha d'avere avrà ho imparato a sognare quando un sogno è un cannone, che se sogni ne ammazzi metà quando inizi a capire che sei solo e in mutande quando inizi a capire che tutto è più grande
C' era chi era incapace a sognare e chi sognava già"

"Tra una botta che prendo e una botta che dò, tra un amico che perdo e un amico che avrò che se cado una volta una volta cadrò e da terra, da lì m'alzerò
C'è che ormai che ho imparato a sognare non smetterò"

"Ho imparato a sognare, quando inizi a scoprire che ogni sogno ti porta più in là cavalcando aquiloni, oltre muri e confini ho imparato a sognare da là quando tutte le scuse, per giocare son buone quando tutta la vita è una bella canzone
C'era chi era incapace a sognare e chi sognava già"

"Tra una botta che prendo e una botta che dò, tra un amico che perdo e un amico che avrò che se cado una volta una volta cadrò e da terra, da lì m'alzerò
C'è che ormai che ho imparato a sognare non smetterò"