mercoledì, dicembre 24, 2008

My Sweet Lord


Ultimamente su questo blog mi si è visto poco. La vena creativa però si è tutt'altro che spenta. Semplicemente, come spesso mi accade, necessito di riversarla in diverse parti, altrimenti le cose mi vengono a noia e allora si, la vena creativa si spegne.
In questo periodo ho portatao a termine un altro blog, non mio ma di quello che è prima di tutto un amico e poi anche un artista (di talento, giudizio mio, personale). Nome d'arte Il Lord, nome vero Gabriele, è il cantante di quel gruppo di cui teoricamente io dovrei essere il bassista (teoricamente perché sul basso non mi sono mai applicato seriamente), e che mi ha chiesto aiuto per realizzargli un blog nel quale potesse farsi conoscere mettendo qualche traccia da far sentire. Abbiamo quasi subito scartato myspace, ci piaceva di più l'idea di un blog nel quale, oltre alle tracce, ci fosse qualcosa da leggere e Blogger ci è sembrato lo strumento ideale. Così, un anno fa, ho iniziato a costruirlo piano piano, lasciando e riprendendo i lavori nel tempo. Finalmente il blog è ora accessibile e mi piacerebbe che anche i miei lettori, sempre che ahimé ne rimanga qualcuno che passa ancora da queste parti, passi a dare un occhiata per vedere se vale la pena di fermarsi a leggere e ad ascoltare...io ovviamente ve lo consiglio caldamente! Quella che vedete nella foto è la copertina che ho realizzato per il singolo "High". Gabriele mi aveva detto di aver pensato ad una ballerina che si innalzava nel cielo, che desse la sensazione di leggerezza. Mentre pensavo a come realizzarlo, mi è tornata alla mente una frase di Fabio Volo: "buttarsi per cadere verso l'alto". Così, come potete notare, ho invertito il cielo e la terra, sperando che questo espediente rimandasse proprio alla sensazione descritta da quella frase. Chiudo qui, per il resto vi lascio il link sperando che il nostro lavoro vi piaccia. Commentate mi raccomando!

http://mysweetlord-daretodream.blogspot.com

mercoledì, novembre 05, 2008

mercoledì, ottobre 22, 2008

Commiato






Il filo teso su cui camminiamo
Vibra in un fiato di vento
Ci volle tempo per capire
Che dall’ altra parte non c’è niente
Niente che assomigli a prima
Un nulla misterioso e accogliente
Un affollato niente
E acrobati che come noi
Pensavano che fosse solo
Il loro filo, e unico il volo

L’abisso forse era a un passo
O forse era ridicolo e basso
Ma qualcuno sparì nel buio
E il racconto ci spaventò
Il filo teso vibrò
Nessun Dio ci aiutò
Qualcuno guardò e chiuse gli occhi
Qualcuno ci tese le braccia
Così da pensare che Dio
Sia ciò che in suo nome si faccia



Stefano Benni

venerdì, ottobre 17, 2008

Non tutti i peccati sono uguali



"Vedi...il bello della contabilità immobiliare è che se vuoi puoi aggiungere cifre in fondo alla pagina o in mezzo alla pagina e tutto funziona, così ogni giorno fai...quadrare i conti. Insomma il totale è sempre la somma delle parti, è...è pulito, è chiaro, è limpido, è assoluto.

Ma la mia vita, quella...quella non torna, forse...non lo so, è fatta di pezzi scompagnati, è...beh io non sono la somma delle mie parti. La somma delle mie parti non da un intero...un me intero."

"Hai sempre odiato il mio coraggio, mi chiamavi delinquente ma tu non sapevi proprio un bel niente di come girava il mondo o di cosa è disposta a fare certa gente per i soldi...forse adesso lo sai Charlie!

...il mondo è un luogo malvagio Charlie, alcuni sanno sfruttarlo e ci guadagnano, altri ne sono distrutti"

Before the Devil knows you're dead
Sidney Lumet



Perché le scorciatoie sono porte aperte che uno cerca sempre di sfondare. Con impeto, con irruenza. Sono lì e basterebbe passarci attraverso, piano piano, mostrando la propria faccia, con umiltà. Ma l'umiltà purtroppo è un maschera che i buffoni e i giullari non possono indossare.
Così di rincorsa, attraverso la porta. Un soffio di vento, un laccio di scarpa, una giustizia umana (no, non divina, proprio umana!) ed ecco lo stipite, centrato in pieno, la porta distrutta, scardinata, fuori dai gangheri.
No, non tutti i peccati sono uguali. Perché non tutte le persone sono uguali, non tutte sono fatte della stessa pasta. Ci sono i furbi, i maliziosi, i perversi. Ci sono i deboli. Ci sono poi gli ingenui, gli idealisti e i creduloni. Ma in fondo, uomini.
Nessun moralismo, nessun giusto o sbagliato, vero falso, buono cattivo. Soltanto la vita.
La vita e chi la insozza, chi la sporca, chi ci gioca, chi non ha paura di sfruttarla per il proprio guadagno. Dall'altro lato le persone che ne restano distrutte, che ora forse, lo sanno com'è che gira il mondo, lo sanno che i colpi da ko arrivano dai pugni più impensabili. Eppure, come detto, i deboli rimangono dall'altra parte.

venerdì, ottobre 10, 2008

I bambini cattivi







La scuola deve essere una punizione. L'ingnoranza non è altro che una malattia ereditaria ed è ormai ovvio a tutti che nel nostro paese non è debellabile. Il sistema mentale è quello delle carceri; perché preoccuparsi di riabilitare i detenuti? Troppo costoso! Lasciamoli lì a marcire, sono solo la feccia della società civilizzata. Tanto chi vuoi che se ne accorga...anzi, a chi vuoi che interessi!
Così i bambini. Queste creature immonde che vengono alla luce con questa infezione dilagante, questa insipienza congenita che li rende mostruosi, piccoli esseri. A cosa servono mai tre carcerieri? Uno è più che sufficiente, sono solo bambini per Dio! Vuoi che un adulto non riesca da solo a controllare 20 marmocchi? Sorgi Stella e puniscili tutti!
Prendete esempio, o Voi che asfaltate la retta via di questo carnascialesco paese! Prendi esempio caro Maurizio, percorri anche tu la strada del castigo e della punizione, rilancia con il medico unico! Un solo medico con conoscenze in tutte le specializzazioni. A chi vuoi che importi se qualcuno muore, saranno solo vecchi e malati dei quali nessuno si cura; se muoiono avranno avuto quello che meritavano, erano dei diversi!
Ottimizziamo finalmente questa nazione!

mercoledì, settembre 17, 2008

La bacchetta magica


Post Soundtrack: Evan and Jaron - Crazy for this girl

ATTENZIONE! Questa storia pretende di essere vera.


Le convinzioni, quando si radicano in profondità, non c'è niente da fare...e mica le schiodi. Non solo sono scomode, ma acquisiscono quella persistenza che manco la gramigna riesce ad ottenere. Questo perché le convinzioni sono talmente potenti da rendere reale cio che reale non è. Me la diceva sempre un vecchio saggio questa frase, un vecchio saggio che il nome nemmeno me lo ricordo, si è perso in qualche scatolone della memoria nei quali metto le cose che non mi servono. Non più.
Eh si perché io non sono di quei tipi che dicono l'eccezione che conferma la regola. No davvero. L'eccezione invalida la regola, ma questo è un bene, meglio vivere con meno regole possibile. Perché le regole, quelle sulla vita, ti ingabbiano la mente. Proprio come le convinzioni.
Ed io mi ero convinto che non sarei mai stato felice.
Lasciala perdere la felicità, non fa per te. - mi diceva quella vocina nella mia mente. Ed io convinto ascoltavo. Ascoltavo camminando a testa bassa, sopravvivendo, aspettando qualcosa che mai sarebbe arrivato, perché non viene nessuno ad alzarti la testa se non sei tu a volerlo. Ho creduto a quella vocina per tantissimo tempo che me ne vergogno. Nel frattempo un'altra ne nasceva in me, ma la prima vocina aveva fatto davvero un lavoro coi fiocchi cosicché ignoravo tutto il resto.
Ma le convinzioni si rivelano essere trappole di cristallo, tenendoti separato dal resto del mondo, togliendoti l'aria, facendoti crudelmente vedere quello che c'è al di fuori. Ma per quanto spesse, sempre enormemente fragili.
La mia è andati in frantumi, esplosa senza lasciare traccia, in una sera di quasi un anno fa. E non è che sto quì a voler sorprendere qualcuno con la semplicità di quello che racconto, non ho la pretesa di insegnare qualcosa e spero nessuno me ne voglia se la faccio così facile. Ma è così che è andata e c'è voluto un attimo, uno sguardo meravigliato, un sorriso di stupore. Quell'istante stesso è venuto a prendermi a schiaffi, con cattiveria. Non è possibile insultare la vita in questo modo - mi ha detto.
E' successo proprio così che ho voluto quei sorrisi e quegli sguardi tutti per me; che per la prima volta in vita mia ho allungato la mano. Senza aspettare che mi piovesse qualcosa dal cielo.
Quel sorriso è stato la mia bacchetta magica, è stato ciò che ha spezzato l'incantesimo. Non riesco a vederla che in questo modo e non certo perché io voglia dare una svolta fiabesca e surreale a quello che è accaduto. No...se dico così è perché la strada che percorrevo non mi stava portando a niente di buono e a ripensarci...beh mi mette paura. Una paura fottuta.
Ora sono qui a cercare di non riempire questo post di banalità, ma non posso fare a meno di dire che quella vocina che veniva a rompermi i maroni sibilando assurdità ad un orecchio che prestava fin troppa attenzione, è stata presa a calci in culo da te (non me ne vogliano le altre persone che si sono avventurate a leggere fin qui, ma questo post è per lei..). E me ne accorgo non già nella serenità, non nella tranquillità di chi ha tutto ciò ce vuole. Me ne accorgo nello stupore di vedere montagne che ci crollano addosso, me ne accorgo nello sgomento di raccogliere i frammenti di molte cose che credevo infrangibili, me ne accorgo rileggendo cose che ho scritto su questo stesso blog quando mi monta su una rabbia indescrivibile verso me stesso.
Me ne accorgo quando mi volto verso di te e rido. Rido ancora.

martedì, settembre 09, 2008

Boris!



Devo ammettere che fino a qualche tempo fa ero un patito di serie tv. Non me ne perdevo una, a prescindere dal fatto che fossero dei buoni prodotti o delle emerite cagate. La passione mi è rimasta ma, con l'affiorare di un bocciolo di senso critico, le serie che guardo sono diventate assai poche. Fu così che un giorno mi imbattei in questa che reputo la prima serie tv italiana (non mi menzionate distretti di polizia, ris e squadre varie che secondo me sono fiction all'italiana mascherate).
Come avrete immaginato dal titolo del post, si chiama Boris, che nella serie è il nome del pesce rosso del regista di "Occhi del Cuore 2", la fiction che gli attori di boris girano.
Proprio così, tv nella tv. La serie va in onda su Fox Italia, e ho saputo che fino a poco prima delle elezioni Rai 3 era in trattativa per trasmetterla in chiaro...non vi dico che fine abbiano fatto le trattative perché altrimenti questo post mi scade nel volgare.
Come dicevamo, gli attori di Boris girano una fiction: Gli occhi del cuore 2. E' una serie a metà tra la parodia e la presa per il culo vera e propria al mondo delle fiction, dove spesso e volentieri recitano attori che si credono divi e comparse mai all'altezza. La fiction per la quale direttori di rete e di produzione si riempiono la bocca della parola "qualità" talmente tanto spesso che la parola stessa perde di qualsiasi significato. Ed è così che accade anche ne Gli occhi del cuore 2: protagoniste cagne, comparse rimediate all'ultimo, scene imbastite alla bene e meglio, luce perennemente "smarmellata"...basta che se vede. Ed un regista...il quale potrebbe e saprebbe girare molto meglio, ma si limita a "portare a casa la giornata".
Il cast a mio parere è la mossa vincente di questa serie. Innanzi tutto Francesco Pannofino, che interpreta il regista Renè Ferretti, conosciuto per essere il doppiatore, fra gli altri, di George Clooney. Pietro Sermonti, che interpreta il divo Stanis La Rochelle. Trasformato rispetto a "Un medico in famiglia" dove aveva sfranto i maroni alla grande. Ninni Bruschetta che interpreta Duccio, il direttore della fotografia, con il suo personalissimo stile di vita. Poi tanti nomi conosciuti, tra cui Carolina Crescentini nella prima serie, Karin Proia nella seconda e Caterina Guzzanti, che interpreta Arianna, l'assistente alla regia.
Poi c'è lui...a cui va un menzione d'onore per una interpretazione magistrale di un attore psicopatico che incontra Gesù...Corrado Guzzanti! A lui è dedicato il video...
Lo amo.


video

lunedì, luglio 28, 2008

Castelli di rabbia


Francesco Hayez: Un pensiero malinconico

Post Soundtrack:
Jet - Kings Horses

"When the back lights have broken
Then all that you built will come tumbling down
Don't try to hold it
You know you can always start over again"





"...tu credi davvero che ci sia qualcosa che accade per caso?"
[...]
"...non è una questione di caso, è il destino. E' una cosa diversa..."

Che sia davvero già tutto scritto? Che sia davvero indubbio che l'universo stia seguendo il suo corso? Esite davvero un grande "disegno"? Si, senz'altro...mi piace però pensare alla volontà come fosse una gomma per cancellare..

"[...]Perché è così che ti frega, la vita. Ti piglia quando hai ancora l'anima addormentata e ti semina dentro un'immagine, o un odore, o un suono che poi non te lo togli più. E quella lì era la felicità. Lo scopri dopo, quand'è troppo tardi. E già sei, per sempre, un esule: a migliaia di chilometri da quell'immagine, da quel suono, da quell'odore. Alla deriva."

Va rincorsa, va inseguita, va costruita pezzo dopo pezzo. La Felicità. "Troppo tardi" non trova posto nello spazio di chi vive. Forse di chi sopravvive.

"Accadono cose che sono come domande. Passa un minuto, oppure anni, e poi la vita risponde."

Paradossalmente è così. Paradossalemente perché prima bisogna accettare che le cose accadono. E spesso non hanno un perché.

"Le persone vivono la propria vita basandosi su quello che accettano come vero. E' quello che definiscono realtà. Ma cosa significa realtà? Essa può benissimo rivelarsi un miraggio. Possiamo dire che tutti noi viviamo in un nostro mondo, nelle nostre convinzioni."

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La malinconia non ha nulla a che vedere con la tristezza, semmai con il suo opposto. La malinconia è quell'acqua cheta che scava, scava...liberando spazio per la felicità.







giovedì, maggio 29, 2008

Imparare dal vento

Oskar Kokoschka - La sposa del Vento


...e non riesci a capire. Tante cose sfuggono via insieme al vento. La comprensione che si può avere della vita, insieme alla vita stessa. Ci sono momenti in cui considerazioni simili non arrivano a sfiorarti, momenti in cui la morte rimane in uno spazio e in un tempo astratti, un qualcosa a cui si fa fatica a credere guardandosi intorno, volgendo lo sguardo all'apparente indefettibilità della vita. In altre circostanze invece è lì ad attanagliarti da vicino, un'opprimente bolla tutta intorno dalla quale viene tolta via l'aria a poco a poco. In quegli istanti, nei quali ti ripiomba addosso tutta l'asfissiante realtà dell'esistenza, sei costretto a perdere ineluttabilmente le persone che ami.
Mi viene in mente mia nonna, scomparsa cinque mesi fa. Novantadue anni, due matrimoni alle spalle, 5 figli, una sequela di nipoti, arrivata all'estremo saluto con tutta la dignità che si deve alla vita, ma con il forte desiderio di morire, serena e con l'affetto di tutta la famiglia intorno a lei. Pur sentendo in me la tristezza ed il dolore per quel legame spezzato, ero dentro di me consapevole che lei era sul serio felice di una vita, senz'altro non scevra di sofferenze, ma che le aveva dato tutto. Aveva concluso il suo cammino.
Ma non sempre le cose vanno in questo modo. Succede che la morte interviene spesso quando non dovrebbe, quando hai vent'anni o poco più e pensi di essere immortale, pensi di avere tutto il tempo del mondo da vivere ancora. Ed'è in questi casi che la morte irrompe prorompente e ti ricorda che a spezzare una vita ci vuole davvero un istante. Se n'è andato così uno dei miei amici di infanzia, per colpa di quel maledetto istante che ha deciso che la sua strada, appena abbozzata, doveva essere interrotta.
In questi casi, lo confesso, faccio una tremenda fatica ad accettare la morte. Ti sbatte in faccia un pensiero che non vorresti mai avere sotto lo sguardo: avere venti o trenta anni non vuol dire essere immortali, aver combinato poco o nulla ancora nella vita, non ti garantisce del tempo supplementare. Ti viene rimarcato che la morte non fa sconti a nessuno e che il momento in cui arriva non sei tu a scieglierlo. Ti rimane chiaro in mente che l'attimo in cui arriverà non per forza è lontano nel tempo (chi si è lasciato andare alla superstizione è degno di tutto il mio disprezzo).
Si può allora reagire pensando di vivere ogni istante della vita come fosse l'ultimo. Purtroppo non è un discorso che secondo me si può fare all'uomo. Sicuramente non a me. Posso soltanto vivere come sono in grado, continuare a percorre l'unica via su cui ho sempre camminato. Senza mai dimenticare.
Addio Michele.

mercoledì, aprile 23, 2008

Atonement



Post Soundtrack: Aqua - Turn back time


Mi vien detto che il film non riesce a ricreare le sensazioni e le emozioni che l'opera letteraria è stata in grado di suscitare. Ma quale film c'è mai riuscito? Quale trasposizione cinematografica è stata mai alla pari col suo originale stampato (ma anche viceversa, nelle rare occasioni in cui questo avviene)? Io non ne conosco.
Ma non avendo letto il libro, ho visto un ottimo film, nonostante una Keira sempre più somigliante al manico della mia scopa, indossante quel vestito verde aperto sulla schiena (riproposto poi anche in una recente pubblicità) che ti fa venire il timore di averla vista in topless (da questo momento in poi sono favorevole alle protesi mammarie).
Quanti anni bisogna avere per saper distinguere giusto e sbagliato? Questo è ciò che viene chiesto a Briony, questo è ciò che lei chiede a se stessa. Consapevole che tutti i nodi prima o poi vengono al pettine, poiché chiunque voglia essere degno di chiamarsi essere umano, dovrà rispondere di quello che ha fatto davanti a se stesso. Il destino a volte gioca beffardamente con gli eventi, ma siamo noi a schiacciare i tasti della macchina da scrivere che segna la nostra storia. Ed è così che gli avvenimenti procedono, sottolineati dal ticchettio incessante dei tasti che vengono pigiati (stupenda colonna sonora, premio oscar decisamente meritato) da Briony, da quello che vede o crede di vedere, modificato simbioticamente da ciò che prova, piccola bambina di 13 anni.
Non è mai facile fare i conti con se stessi, sapendo che non vi è rimedio possibile se non nella propria memoria, cercando di restituire ciò che è stato crudele togliere. Si può arrivare ad un punto in cui è troppo tardi per rimediare? Ian McEwan e Joe Wright provano a rispondere. Io preferisco astenermi.

lunedì, aprile 14, 2008

Berlusconi ha vinto

Post Soundtrack: Gingle di Porta a Porta (nun m'aregge a metterlo)

Berlusconi ha vinto! Ormai i conti sono stati fatti e non ci sono più dubbi. In questi giorni ho sentito moltissime persone che dicevano: "Speriamo che non vinca Berlusconi!", oppure "E' assurdo votare Berlusconi!", ed altre frasi affini. Ma quando mi sono azzardato a chiedere "Perché?": Il silenzio. Nessuno che sapesse darmi una motivazione che non rimanesse sul vago. Sembrava come se qualcuno avesse detto loro che non bisognava votarlo e così avrebbero fatto. Ma dove sta scritto??? Ma chi l'ha detto???
Eccolo il perché.

1) L'Italia è un paese con un debito pubblico molto alto, circa il 108% del PIL. Avere un debito così alto da al governo pochi margini per fare politica fiscale, inoltre più il debito è alto, più alti sono gli interessi da pagare sul debito stesso. Per ridurlo, la variabile chiave è l'avanzo primario, ovvero quello che il governo ha guadagnato meno quello che ha speso, esclusa la spesa per gli interessi sul debito. Più alto è l'avanzo primario, prima si riuscirà a ridurre il debito:

diapo1

Durante il governo di centro-destra invece è stato in continua diminuzione. All'inizio di quel governo l'Italia mettava da parte 40 miliardi di euro per ridurre il debito. Al termine solo 4 miliardi! L'ultimo governo di centro-sinistra invece ha riportato in poco tempo l'avanzo primario al 3.1%

2) Si dice che durante i governi di centro-sinistra, la pressione fiscale sia stata più alta. Ma la pressione fiscale è semplicemente la proporzione di tutte le entrate che il governo incassa dalle tasse rispetto alla ricchezza prodotta nel nostro paese(PIL), quindi la pressione fiscale aumenta non solo con l'aumentare delle tasse (cosa da sempre denunciata dal centro-destra all'opinione pubblica per screditare il governo di centro-sinistra), ma anche quando le tasse le pagano in più persone! La pressione fiscale dell'ultimo governo di centro-sinistra è in maggioranza dovuta alla campagna di lotta all'evasione fiscale che ha attuato, nella quale sono stati recuperati ben 23 Mld di euro. Come sarebbe stata la pressione fiscale senza questi 23 Mld recuperati?:

diapo3

Similmente, l'aumento della pressione fiscale 2002/2003 (dal 40.8% al 41.4%) è dovuta alla politica di condoni fiscali attuati dal centro-destra. L'approccio però è molto diverso...in questo modo legalizzando l'evasione fiscale, la si incentiva...

3) Il centro-destra ritiene un suo merito aver abbassato le tasse. Ma le tasse si possono ridurre solo se è sostenibile farlo, ovvero farlo senza che il debito aumenti:

diapo4


diapo5

Questo significa che a fronte di un taglio delle tasse che alleggerisse la pressione fiscale nel presente, Berlusconi, nel precedente governo di centro-destra, ha pesantemente indebitato le generazioni future. NOI.

Al di là delle ideologie, della politica estera e internazionale, delle differenze che separano le due coalizioni, quello di cui il nostro paese necessita, quello di cui non può fare a meno, è una politica economica oculata e a lungo termine che risani le finanze del nostro paese. Se non si ottiene l'abbattimento del debito pubblico, il paese non può crescere.

Alle persone che hanno votato Dio Silvio, ma anche alle persone che non lo hanno votato senza nemmeno sapere il perché, io auguro un felice e gioioso quinquennio.



Un ringraziamento ai Quattrogatti per i dati
Questo blog, appoggiando quello di Gg, indice una settimana di lutto



mercoledì, marzo 26, 2008

La casa del sonno


Se avete qualche pur minima velleità da scrittore, non leggete questo libro. Una storia come questa, una storia che vale la pena di essere raccontata, scritta in maniera superba, si incontra raramente e Jonathan Coe la racconta in modo sapiente, attirando, coinvolgendo, con una trama a lunga gittata dipanata con una maestria che forse nemmeno il miglior Pennac può avvicinare. Un continuo passaggio, da un capitolo al seguente, tra presente e passato, raccontato in maniera tale da far sembrare il racconto sempre il linea retta, come se non si passasse all'improvviso dal 1983 al 1996. I personaggi come erano e come sono, le scelte che hanno condizionato la loro vita in passato e le loro conseguenze nel presente. Un sentimento così forte da oltrepassare qualsiasi barriera, di tempo, di età, di distanza, di sesso..., inseguirlo fino a diventare l'incarnazione di quel sentimento stesso, scoprendo di non aver fatto altro che trovare se stessi, semplicemente...

lunedì, marzo 10, 2008

Ma ti guardi intorno e invece non c'è niente



Non c'è niente. Non c'è più nessuno quando dopo un'altra serata storta tutto quello che desideri è tornartene a casa. Tornare e sapere che c'è qualcuno che ti sta aspettando, anche se torni tardissimo. Sonnecchia, ma è in campana, pronto ad alzarsi non appena sente i tuoi passi avvicinarsi. Arriva ciondolante, gli occhi semichiusi, ma è lì scodinzolante ad accoglierti, felice... e piano piano, quel bene senza condizioni ti conquista, ti appartiene, è un sentimento che si insinua così naturalmente che nemmeno sospetti di non poterne fare a meno. Ed è così che sovrappensiero apro la porta di casa aspettandomi che qualcuno venga come sempre incontro a me a reclamare una dose extra di attenzioni. Ma nessuno viene, perché in 4 mesi tutto è cambiato, prima uno poi anche l'altro...non ci sono più. Nonostante la mancanza, si fa difficoltà a desiderare di colmarla nell'unico modo possibile, prendere un'altra responsabilità così grande, anche e soprattutto verso se stessi, perché la paura di perdere tutto di nuovo non è poi così stupida.
Ed è allora che interviene qualcuno, ti mette di fronte al fatto compiuto e ti dice "questo è tuo"...ed è così che a 24 ore di distanza rientro nuovamente a casa, tardi, apro la porta e vedo una figurina nera destarsi e, dopo un breve indugio, correre goffamente verso di me, per reclamare la sua dose extra di attenzioni prima di riprendere sonno. Penso a quello che ho perso, mi manca lo stesso...penso a quello che ho, che già mi appartiene così tanto...
Grazie...a te che mi hai fatto questo regalo, che mi hai capito e sopportato...e che secondo me non ti sei ben resa conto quanto strettamente ti sei legata a me ;)
Ed ora le presentazioni! Dato che si tratta di un Dog, con gli occhi azzurri (alla luce forte...) e una passione (ancora latente...) per mostri e misteri, avevo pensato di chiamarlo Dylan, ma ho ricevuto solo bocciature e forti pressioni a cambiare idea. Perciò mi rivolgo a voi, consigliatemi. Colui che indicherà il nome che sceglierò, riceverà una foto autografata del cucciolotto!

Copia di PICT1576

venerdì, marzo 07, 2008

Un anno fa

Ed è guardando un biglietto appeso alla parete della tua camera che ti rendi conto con sorpresa che è già passato un anno. Fino a ieri ti sembrava di essere lo stesso deficente di 365 giorni prima, in un attimo invece, la consapevolezza di quello che affrontavi un anno prima, la consapevolezza di chi eri e di chi sei, ti sovrasta con quella sopresa di cui si accennava sopra. Il biglietto in questione è quello del concerto dei Jet, live at Apollo Hammersmith, London. Il concerto a cui in assoluto mi sono più divertito, dove le persone volavano sopra le teste, gli amplificatori ad un palmo dalle orecchie che rimbombano nell'eco dei ricordi, e dove ho praticamente fatto a botte con un koreano testa di cazzo che insisteva per mettersi davanti a me, puzzava come un caprone e sono sicuro che il suo rene ricorda ancora il mio destro...hi hi hi!
Bene, ciance a parte, da quel week-end a Londra è stato partorito il video che segue, rimasto segreto per un anno intero ma che ora ho deciso di mostrare pubblicamente, un tributo ad una band di poveracci che ogni tanto tirano fuori qualcosa di decente! Capirete guardando di chi parlo, spero che la mia idiozia e pubblica umiliazione siano di vostro gradimento!

domenica, marzo 02, 2008

I got soul but I'm not a so(u)ldier




And when there's nowhere else to run
Is there room for one more sun
These changes aint changing me
The cold-hearted boy I used to be
Yeah, you know you gotta help me out
Yeah, oh don't you put me on the backburner
You know you gotta help me out, yeah
You're gonna bring yourself down

I got soul but I'm not a soldier
I got soul but I'm not a soldier...


Non sempre sapere quello che si vuole rende più pronti o più capaci ad affrontarlo, quando la volontà è quella di avventurarsi in un territorio sconosciuto, là dove la logica pragmatica prende a calci nel culo la logica pura. Arrivare dove non ti saresti aspettato, a 23 anni suonati, non rende più amara la pillola, ma non da nemmeno più la possibilità di dire: ehi, con calma, ne ho di tempo per imparare. L'istante che passa dall'errore al rimedio, con la coscienza di avere imparato da esso, diventa sempre più breve, ed è necessario che sia così. Impari un giorno, in modo fulmineo, che avere uno spirito non ti rende spiritoso, avere un'anima non ti rende un animale, senza che questo abbia eventualmente alcun significato. Ed è allora che 5 sensi non ti bastano più.
Sono ancora quì, a recuperare terreno, colmando il gap che mi separa da me stesso, per essere all'altezza.
Ma senza di te non ce la farei, perché tu mi hai reso cosciente di me stesso. E' in questi istanti che capisco quanto ho bisogno di te.

martedì, febbraio 19, 2008

Déjà vu



Finalmente ho visto Déjà vu. Non male, ma l'avevo già visto.

Aaaaaaaaaaah! Erano mesi che aspettavo di dire questa cagata! Mesi interi! Ma ne è valsa la pena! Ah ah ah ah ah! Come quando, dopo aver letto l'ultimo libro di Harry Potter, ho potuto finalmente declamare a voce alta: Vold-è-mort! E se pensate che si sapeva ovviamente sin dal primo libro che sarebbe andata così, capite bene che ho aspettato ben 11 anni per poterlo dire! E' stata una lunga estenuante attesa...

32 - 44 - 47 - 52 - 81 - 88...si, sto dando proprio i numeri! Mo me li vado pure a giocare, non si sa mai...
Buona giornata a tutti!

lunedì, febbraio 18, 2008

La grammatica di Dio


[...]
- Qual'è il momento più felice che ricordi, vecchio?
- Oh, sono tanti - rispose il pescatore.
- Il primo che ti viene in mente.
- Tanti anni fa, in un giorno d'estate come questo, io e mio figlio andammo a pescare. Lui aveva otto anni. Camminando verso la spiaggia, incontrammo un campo di girasoli. Era sterminato, saliva su una collina come un'onda e poi la scavalcava e scendeva, tutto il mondo sembrava d'oro.
Entrammo nel campo. Nuotavamo in un mare frusciante, pieno d'odori e insetti. A ogni folata di vento, i fiori si muovevano tutti insieme, come fanno i banchi di pesci, nessuno dava l'ordine, sapevano dove andare. Ogni girasole era diverso dall'altro. Come le onde, e come i soldati. Io e mio figlio stavamo vicini. Io proteggevo lui e lui proteggeva me. Salimmo fino in cima alla collina e vedemmo un oceano grande, assetato di sole. Poi ritornammo indietro. Un amico ci aveva visti. Perciò ho una foto di quel giorno. La guardo ogni volta che sono triste.

- Bel ricordo, - disse la morte - ma cosa c'entra con la speranza? Tuo figlio è grande ormai. Il campo di girasoli forse non esiste più. Il tuo amico è morto. E tu non sai più pescare, sei quasi cieco, non riconosci un dentice da un'orata.
- E tu non riconosci più i soldati dai bambini - disse il vecchio.
Il sole stava calando, i lampioni del lungomare si accesero e illuminarono le chiome delle palme. Lontano si vide il balenare di un faro.
- Anche i segnali dei fari sono tutti diversi - disse il vecchio. - Quello laggiù, per esempio...
- Non cambiare discorso - disse la morte, sfiorandolo con la mano. - Allora, cosa speri per il tuo misero futuro, vecchio?
Il vecchio guardò lontano.
- Spero di tornare ancora, insieme a mio figlio, in quel campo di girasoli - rispose.
- Ma non succederà, - disse la morte, spazientita - morirai e non succederà!
- Non ti arrabbiare - rise il vecchio. - Io morirò, è vero. Ma non puoi convincermi che non succederà. Non puoi niente contro questa speranza. Non c'entra la fede, né la paura. Neanche tu, qui vicino a me sulla Terra, sai cosa succederà.
La morte restò in silenzio.

- E bada, - continuò il vecchio - anche se io decidessi di morire, se mi togliessi la vita, neanche allora mi avresti tolto la speranza. Tornerò in quel campo con mio figlio.
La morte rise amaramente e tirò un sasso nell'acqua. Il sasso affondò senza rumore. Poi si alzò in piedi, e il vento le fece volare via il cappellaccio. Era piena di rughe, assomigliava al pescatore.
- Ci vediamo domani, vecchio testardo. Ho lavoro sull'autostrada, stanotte.
- Vacci piano - disse il vecchio.
- Andate piano voi - disse la morte. Riprese il cappello, se lo calcò in testa e guardò il mare. Sospirò. Sembrava non avesse voglia di andarsene.
- E dov'è questo campo di girasoli? - chiese.
- Domani ti porto - disse il vecchio.




Dopo la delusione di Margherita Dolcevita, Stefano Benni torna a lasciare senza fiato. Lo fa con un libro di racconti, dopo ben 13 anni dal suo ultimo libro di storie brevi. Alcuni racconti lasciano ancora perplessità, come quelli sulla solitudine degli uomini e sulla perdita dei vecchi valori che "spengono la nostra anima". Risultano come ingolfati e quasi boriosi. Altri lasciano con la bocca aperta, sopesi tra sogno e realtà, il bilico tra il vissuto e l'immaginato. Tre su tutti: Frate Zitto, Una soluzione civile e l'ultimo, I due pescatori, qui sopra riportato.

sabato, febbraio 16, 2008

Se questo è un uomo




"Allora per la prima volta ci siamo accorti che la nostra lingua manca di parole per esprimere quest'offesa, la demolizione di un uomo. In un attimo, con intuizione quasi profetica, la realtà ci si è rivelata: siamo arrivati al fondo. Più giù di così non si può andare: condizione umana più misera non c'è, e non è pensabile. Nulla è più nostro: ci hanno tolto gli abiti, le scarpe, anche i capelli; se parleremo, non ci ascolteranno, e se ci ascoltassero, non ci capirebbero. Ci toglieranno anche il nome: e se vorremo conservarlo, dovremo trovare in noi la forza di farlo, di fare sì che dietro al nome, qualcosa ancora di noi, di noi quali eravamo, rimanga."


*


"Al tramonto, suona la sirena del Feierabend, della fine del lavoro; e poiché siamo tutti, almeno per qualche ora, sazi, così non sorgono litigi, ci sentiamo buoni, il Kapo non si induce a picchiarci, e siamo capaci di pensare alle nostre madri e alle nostre mogli, il che di solito non accade. Per qualche ora, possiamo essere infelici alla maniera degli uomini liberi."

sabato, febbraio 09, 2008

Filosofia spicciola


"Volevo dire al mondo e a tutti gli amici di internet che in questo momento c'è una grande crisi, c'è grossa crisi, c'è molta violenza, c'è molto egosimo...
Qua la gente non sa più quando stiamo andando su questa Tera...quà la gente non sa più quando stiamo facendo su questa Tera..."


Politicamente parlando, fondamentalmente, non sappiamo più quello che vogliamo. In molti nel nostro paese non l'hanno nemmeno mai saputo. La metafora di questa situazione mi si è presentata lampante aprendo il mio box doccia: accanto allo shampoo ricci definiti trova posto il balsamo lisci perfetti.


A little less coversation, a little more action please, all this aggravation ain't satisfactioning me...

mercoledì, febbraio 06, 2008

Il voto imminente


Ho ricevuto una simpatica mail. Simpatica fino ad un certo punto, a dire il vero a me sembra molto seria. Ho deciso perciò di postarla quì sul blog dove credo avrà maggiore visibilità che se la spedisco alle poche decine di contatti che ho in rubrica.

Si racconta che quando Dio creò il mondo, affinché gli uomini prosperassero,
decise di concedere loro due virtù.

E così fece.

- Gli svizzeri li fece ordinati e rispettosi delle leggi.
- Gli inglesi perseveranti e studiosi.
- I giapponesi lavoratori e pazienti.
- I francesi colti e raffinati.
- Gli spagnoli allegri e accoglienti.

Quando arrivò agli italiani si rivolse all'angelo che prendeva nota e gli disse:
'Gli italiani saranno intelligenti, onesti e di Forza Italia . '


Quando terminò con la creazione, l'angelo gli disse:
'Signore hai dato a tutti i popoli due virtù ma agli italiani
tre, questo farà sì che prevarranno su tutti gli altri'.
'Porca miseria! E' vero! '
Ma le virtù divine non si possono più togliere, che gli
italiani abbiano tre virtù! Però ogni persona non potrà averne
più di due insieme.'

Fu così che:
L'italiano che è di Forza Italia ed onesto, non può essere intelligente.
Colui che è intelligente e di Forza Italia, non può essere onesto.
E quello che è intelligente e onesto non può essere di Forza Italia.

INVIA QUESTO MESSAGGIO A TUTTI I TUOI CONTATTI, PERCHE' QUANDO
SI ANDRA' DI NUOVO A VOTARE NON SUCCEDA CHE QUALCUNO PERDA
L'INTELLIGENZA O L'ONESTA'...


Ma quanto è vulgaire quell'immajine! Vous italien...vous etes così vulgaire!

domenica, febbraio 03, 2008

Filosofia spicciola




"..Ma non si può baciare un'idea, non puoi toccarla né abbracciarla; le idee non sanguinano, non provano dolore... le idee non amano."


Dopo la disfatta del governo Prodi, si fa un gran parlare tra la gente, riguardo l'Italia e il popolo italiano. Si parla per lo più di schifo totale e di rassegnazione ad una situazione che, ogni volta che sembra toccare il fondo, trova la forza ma soprattutto l'immane coraggio di scavare ancora più giù.
Ma una nazione non è fatta delle persone che la goverano. Una nazione non è fatta che del suo popolo. Noi siamo l'Italia. Ed è arrivato il momento di metterci la faccia. Che non significa fare la rivoluzione. Significa rendersi conto finalmente (cosa che può sembrare scontata e da qui il titolo) che non siamo noi ad essere al servizio del nostro governo, ma che semmai è tutto l'opposto.


"Vi Veri Veniversum Vivus Vici. Con la forza della verità, in vita, ho conquistato l'universo."

sabato, febbraio 02, 2008

Non smetterò


"Ho imparato a sognare, che non ero bambino che non ero neanche un' età, quando un giorno di scuola mi durava una vita e il mio mondo finiva un po là tra quel prete palloso che ci dava da fare e il pallone che andava come fosse a motore
C'era chi era incapace a sognare e chi sognava già"

"Ho imparato a sognare e ho iniziato a sperare che chi c'ha d'avere avrà ho imparato a sognare quando un sogno è un cannone, che se sogni ne ammazzi metà quando inizi a capire che sei solo e in mutande quando inizi a capire che tutto è più grande
C' era chi era incapace a sognare e chi sognava già"

"Tra una botta che prendo e una botta che dò, tra un amico che perdo e un amico che avrò che se cado una volta una volta cadrò e da terra, da lì m'alzerò
C'è che ormai che ho imparato a sognare non smetterò"

"Ho imparato a sognare, quando inizi a scoprire che ogni sogno ti porta più in là cavalcando aquiloni, oltre muri e confini ho imparato a sognare da là quando tutte le scuse, per giocare son buone quando tutta la vita è una bella canzone
C'era chi era incapace a sognare e chi sognava già"

"Tra una botta che prendo e una botta che dò, tra un amico che perdo e un amico che avrò che se cado una volta una volta cadrò e da terra, da lì m'alzerò
C'è che ormai che ho imparato a sognare non smetterò"

giovedì, gennaio 17, 2008

Questo il mondo fa girar

ATTENZIONE!!!
L'immagine qui sopra riportata è un fotomontaggio. Il mondo non ruota sulla punta del mio dito indice destro.


Des, sinis. Des, sinis. Uno, due...
Qui e li e notte e dì
questo il mondo fa girar
bianco e ner, falso e ver
questo il mondo fa girar
per ogni quà c'è sempre un là
per ogni se c'è sempre un ma
per ogni su c'è sempre un giù
per ogni men c'è sempre un più

più o men, vuoto o pien
questo il mondo fa girar
quà e là, va e sta
questo il mondo fa girar

sempre in alto mira e và
esci dalla mediocrità
non star solo ad aspettar
ciò che per caso puoi trovar
se metti buona volontà,
il mondo tutto ti darà
però se tu non rischierai
nulla mai rosicherai!

...ogni posto ha le sue foreste e le sue giungle e così ha anche le sue tigri e i suoi lupi, e questo il mondo fa girar...

ed anche tu ti accorgerai
che ognor difenderti dovrai
e per non farti conquistar
dovrai il cervello adoperar
perché in natura ben si sà
il forte, il debol sopraffà
gatto e uccel, lupo e agnel
questo il mondo fa girar!

mercoledì, gennaio 09, 2008

Uff


C'era un tizio che nacque dalle mie parti che portava sulle spalle il peso della leggenda. Si diceva infatti che non sopportasse niente e nessuno e che fosse una lacrima della Dea Insofferenza caduta sulla Terra per spargere il suo seme e farlo proliferare.
Uff, questo era il suo nome, era infastidito da qualsiasi cosa gli capitasse sott'occhio e da chiunque incrociasse il suo cammino. Si privava persino delle gioie fondamentali che allietano la vita umana, ovvero mangiare/bere, dormire e fare sesso. Sapeva infatti, a causa della sua insofferenza, che per il suo organismo era assolutamente deleterio mangiare/bere finché era a stomaco vuoto, oppure addormentarsi finché era sveglio. Inoltre gli era negato dalla sua insofferenza fare sesso finché era vergine. Uff perciò non faceva niente di tutto questo e tutto quello che di nuovo provava a fare, lo infastidiva subito, si stufava dopo qualche minuto e lasciava perdere. Inizialmente sopperiva a questa sua insofferenza cercando di non fare assolutamente niente e per lo più lo stratagemma funzionava. Ben presto però l'inerzia cominciò a dargli sui nervi, e non riusciva più a stare fermo senza fare nulla, conscio che qualsiasi cosa avesse fatto lo avrebbe comunque innervosito. Piano piano tutti i suoi amici e conoscenti decisero di allontanarsi da lui, per prima cosa perché non era affatto piacevole stargli vicino o godere qualcosa in sua compagnia. Ma poi anche e soprattutto perché la sua insofferenza era diventata contagiosa. I suoi amici, quelli storici, cominciarono anch'essi a non essere soddisfatti delle cose che facevano e delle persone con cui stavano, mettendo a rischio in breve tempo quello che avevano costruito in una vita intera. Fu così che, anche se a malincuore, lo abbandonarono. Rimase da solo, e manco a dirlo, questa cosa lo rendeva molto insofferente. Più andava avanti più la situazione peggiorava e la cosa che lo rendeva più insofferente era proprio la sua insofferenza...
Decise così di mettersi in viaggio da solo, fare il giro del mondo se necessario, ma avrebbe trovato qualcosa che non gli dava fastidio, un luogo che non gli dava noia, una persona di cui non si sarebbe stufato. Trovata una di queste cose pensava, avrebbe potuto liberasi di questo peso che lo opprimeva.
Purtroppo la sua insofferenza era genetica, non avrebbe mai potuto guarirne, difatti girando per il mondo non trovò nulla di quello che aveva tanto desiderato. Fu colto dalla disperazione, non era facile accettare di vivere ben sapendo di non poter godere di nulla.
Poi capì. C'era una sola che sapeva fare bene, e nessuno sapeva farla meglio di lui: provare e far provare insofferenza. Ed è così che ancora oggi, quando non riuscite a godere di qualcosa, quando vi stufate di qualcosa di cui avevate giurato che non vi sareste mai stufati, la colpa è di Uff che ha incrociato chissà quando la vostra strada. E ride...












Questa storia, favola, novella o come accipicchia la volete chiamare non ha alcun senso ne alcuna morale, ne palese ne nascosta

Chiunque affermi il contrario non è che un pazzo visionario. Nudo.

Se qualcuno ha intenzione di rompermi le scatole riguardo le evidenti incongruenze presenti in questa storia, sappia che Uff non può morire ne di sete ne di fame ne per la stanchezza ed il perché è presto detto: perché non può.



E SI AMMAZZA DI SEGHE! VA BENEEEEEEE???