martedì, dicembre 25, 2007

Così ha inizio



Un hanno esatto fa proposi su questo blog un "quesito natalizio" . Promisi che anche io avrei risposto al mio stesso quesito e così feci, tre giorni dopo. Però dato che sono un furbacchione, dopo poco levai la mia risposta, facendo il così detto "puzzone"... Ora ho deciso di ripubblicarla, proprio oggi, vista la data e vista l'incredibile coincidenza...
Questa è la mia canzone, melensa da far schifo ma...è la mia. Per te.

lunedì, dicembre 24, 2007

Fra poco gli auguri...

For Whom The Bell Tolls

No man is an island, entire of itself.
Every man is a piece of the continent, a part of the main.
If a clod be washed away by the sea,
Europe is the less, as well as if a promontory were,
as well as if a manor of thy friends or of thine own were.
Any man's death diminishes me,
because I am involved in mankind and therefore
never send to know for whom the bell tolls,
it tolls for thee.


John Donne



Nessun Uomo è un'Isola intero in se stesso.
Ogni uomo è un pezzo del Continente, una

parte della Terra. Se una Zolla viene portata
dall'onda del Mare, l'Europa ne è diminuita,

come se un Promontorio fosse stato al
suo posto, o una Magione amica, o la tua

stessa Casa. Ogni morte d'uomo mi diminuisce,

perché io partecipo dell'umanità.
E così
non mandare mai a chiedere
per chi suona la campana,

essa suona per te.



...Ed ora tanti auguri di buon Natale a tutti voi.

venerdì, dicembre 21, 2007

Un momento Slivsnos


Ed è in uno di quei momenti che uno sciocco probabilmente definirebbe catartico (ma che io invece definisco momento Slivsnos) che arrivo a chiedermi cosa cazzo è che ha reso il toast che mi sono appena preparato così buono. Probabilmente è il formaggio. Si...è sempre il formaggio che fa la differenza quando si parla di toast. Ma la risposta non è più così soddisfacente.
Accanto a me, anche se così lontano, c'è uno Stupido con una chitarra in mano, non azzecca un accordo e si chiede il perché, ma la sua musica la suona, sempre fiero del suo sognare e del suo eterno incespicare.
In alto c'è ancora quella capra, che sta lì fluttuante a suonare il suo violino. Allungo le mani ma lei è sempre un centimetro oltre la punta delle mie dita, non si lascia afferrare. Suona la sua melodia che io non riesco a sentire.
Qualcuno mi parla usando la grammatica di dio, il più generoso tra gli dei che gli uomini inventarono, quello che unendo molte solitudini ne fa un giorno di allegria. Quante solitudini poi occorrano, nescio.
Qualcuno mentre legge sta pensanso che devo smetterla con gli acidi. Gli rispondo che, ahimé, è tutta roba mia e che caso mai sono gli acidi che la devono smettere con me. Anche io la dovrei smettere con me. Ma dice che non si può fare. Smetterla con se stessi.
In basso c'è un pensiero di migliaia di colori che è fuggito via. Lo so dove sta andando il bastardo, ci prova sempre. Potessi trattenere il fiato prima di pensare...
Chiudo gli occhi e vedo persone bagnate delle mie lacrime ancora più di quanto non lo sia io, vedo mille sguardi d'ombra e uno ancora. Vedo la città al di fuori dei confini di una finestra e migliaia di persone che la stanno guardando e stanno lì a chiedersi perché il fuoco brucia o perché l'acqua è bagnata, a farsi mille domande su una vita che non vivono.
Apro gli occhi e vedo un monitor, un post appena scritto e l'orologio, che segna le due e ventuno. E' stato solo un momento, un momento Slivsnos. Pubblico il post e vado a dormire. Prima però mi faccio un toast. Basta formaggio però, se ne vada pure affanculo.

martedì, dicembre 11, 2007

Un altro video preso a caso



Nelly Furtado - I'm like a bird


"Poiché tutto ciò che esprimo, ogni parola che pronuncio, ogni singolo verbo proferito privilegiandolo rispetto ad un altro, ogni immagine che antepongo a sostegno di mille parole e tutte quelle a cui permetto di gridare senza alcuna favella a perorarne la causa, tutto ciò non è altro che il frutto di quell'eterna macchinazione che dipana ieratica la matassa delle nostre vite. Il caso.

E beato chi ce crede..."

sabato, dicembre 08, 2007

Cazzate con la pala (e 100...)

Francesco Totti ha dichiarato: “Possiamo fare paura a tutti”. Alle molte persone ancora incredule che erano presenti ad ascoltare le sue parole, il capitano giallorosso, come prova della veridicità delle sue dichiarazioni, ha mostrato Rodrigo Taddei. Nessuno ha più avuto dubbi.

Durissimo il giudizio del presidente del Censis Giuseppe De Rita sulla società Italiana: “Siamo una poltiglia, una società mucillagine composta da tanti coriandoli che stanno l’uno accanto all’altro, ma non stanno insieme, con lo sviluppo economico affidato solo ad alcuni big player”. Alle dichiarazioni di De Rita, maggioranza e opposizione hanno così reagito: “non ci importunate con inutili frivolezze, il carnevale è ormai alle porte!”

Presentata al Motor Show di Bologna una nuovissima concezione di vettura: ha quattro ruote ma si guida in piega come una moto. Entusiasta Valentino Rossi ne ha subito ordinata una, vedendo in essa l’anello che congiunge il suo presente al suo futuro. Poi, informato che non è deducibile fiscalmente, il famoso biker è misteriosamente scomparso.

Sospeso il programma di Daniele Luttazzi su La7 per le gravi offese rivolte da quest’ultimo a Giuliano Ferrara. Ecco la frase che ha fatto infuriare i vertici dell’emittente tv: "Dopo 4 anni di guerra in Iraq, 3.900 soldati americani morti, 85.000 civili iracheni ammazzati e tutti gli italiani morti sul campo anche per colpa di Berlusconi...Berlusconi ha avuto il coraggio di dire che lui in fondo era contrario alla guerra in Iraq. Come si fa a sopportare una cosa del genere? Io ho un mio sistema, penso a Giuliano Ferrara immerso in una vasca da bagno con Berlusconi e Dell'Utri che gli p... addosso, Previti che gli c... in bocca e la Santanchè in completo sadomaso che li frusta tutti".
Frase considerata esagerata, dato che per raggiungere lo scopo poteva fermarsi tranquillamente a: penso a Giuliano Ferrara in una vasca da bagno…

Nuova pubblicità di Intimissimi con Monica Bellucci. La pubblicità afferma: “Nel cuore di una donna ci sono tanti cuori, ognuno batte a un ritmo diverso…l’importante è non smettere mai di battere”. Testimonial azzeccatissimo.

mercoledì, dicembre 05, 2007

Dimentica tutto quello che avrei dovuto dire


Post Soundtrack: Staind - Epiphany

La verità è che spesso faccio fatica a dire le cose più semplici, ci metto poco a perdermi in un bicchier d'acqua, quell'acqua che mi chiude la gola in un sussulto amaro e impedisce alle parole di venire fuori come dovrebbero. Come avere in testa un pioggia incessante che le diluisce, probabilmente vengono fuori deboli, edulcorate, vuote.
Come quando dico che mi piace quando mi parli con il tuo spiccato accento, raccontandomi quello che hai fatto durante la giornata.
Mi piace quando mi guardi dritto negli occhi in quel modo, con il tuo occhio giallo da gatta e la pupilla allungata.
Mi piace quando mi chiami Stronzo, inframmezzando ogni sillaba tra un bacio e l'altro, mentre mi guardi con quel sorriso che fa sembrare quella parola come la più dolce che sia mai stata pronunciata.
Mi piace quando sei sopra di me e posso sentire tutto il tuo calore che mi avvolge e mi fa stare bene, bene come non stavo da un tempo che sembra infinito.
Mi piace come non ci sia giorno in cui tu non cerchi di stimolarmi a fare di più per riprendermi ciò che è mio e ciò che mi manca, come non ci sia un momento in cui tu non faresti tutto quello che puoi per farmi stare bene, anche nei momenti in cui ci scontriamo.
Mi piace aver scoperto il tuo lato più bello, quello più nascosto che nessuno sospetterebbe possa esserci, quel lato che più vado avanti e più mi rendo conto di quanto vasto sia da esplorare.
Mi piace vedere giorno per giorno l'effetto che hai su di me e quello che io ho su di te, nonostante le dolorose difficoltà da affrontare.

Mi dispiace che tutto questo probabilmente non è abbastanza e che io non riesca a fare di più per farti stare bene come tu fai con me.

martedì, novembre 27, 2007

Guardavamo la realtà da una finestra


Un anno esatto fa mi è stata consegnata una busta dell’immondizia.
Era verde, bella piena di rifiuti, per lo più cartacce a giudicare dal tatto.
Ho preso nelle mani questa busta, facendo, credo, una faccia piuttosto perplessa. Ho iniziato a guardarla e rigirarla tra le mie mani, a soppesarla e a immaginarne il contenuto. Dopo qualche minuto ho rotto gli indugi e l’ho aperta.
Dentro, come avevo immaginato c’erano molte cartacce. C’erano giornali e pubblicità, c’erano appunti ordinatissimi di lezioni, buttati dopo esser stati ricopiati, senza che ce ne fosse bisogno. C’erano fogli pieni di grafi, c’erano post-it, scatole di medicinali, biglietti e tanto altro che non ricordo.
In mezzo a tutta questa spazzatura ho trovato ben 4 regali.
Per primo ho trovato Due di due di Andrea De Carlo. Non l’ho letto fino a due settimane fa. Finale scontato ma mi è piaciuto.
Poi ho trovato il cd+dvd live del Theatre Tour di Cesare Cremonini, concerto che tra l’altro ero andato a vedere l’anno prima.
Per terzo ho trovato il dvd del Live at Wembley dei Queen. Veramente bello, ma si sa, io adoro Freddie Mercury.
Infine ho trovato una stampella rotta. “Ma Larry..ti sarai mica sbagliato” – penserà sicuramente qualcuno di voi leggendo – “è una busta dell’immondizia, dentro ci sarà stata pure una stampella rotta da buttar via”. No, vi sbagliate voi. Quello era il quarto regalo. Come gli altri tre l’ho preso, l’ho separato dal resto dell’immondizia che poi ho buttato. Ed ora è appesa nel mio armadio, da un anno, un anno intero. Non scherzo, è lì dentro e ogni tanto, come in questo preciso momento, la prendo in mano, la guardo e lei guarda me. Un’inutile stampella rotta che non servendo più era stata buttata via.

domenica, novembre 25, 2007

La seduzione dell'inevitabile

Post Soundtrack: Foo Fighters - The pretender
What if I say I'm not like the others?
What if I say I'm not just another one of your plays?
You're the pretender
What if I say I will never surrender?

"Le forze che noi stessi scateniamo con la speranza che siano ineluttabili, le volontà nascoste che premono per vedere la luce e che nascondiamo sotto un velo di fatalità, sedotti dalla poetica fantasia della predestinazione, tutto questo lo chiamiamo inevitabile.
L'inevitabile non è che il prodotto più o meno consapevole dell'agire umano."

giovedì, novembre 22, 2007

Il fotografo


Post Soundtrack: Darkness - Love is only a feeling

Mi viene da pensare che a volte sarebbe utile riuscire a capire dove finisce il bene e inizia, invece, il male. Non per la reale intenzione di distinguere l'uno dall'altro, ma soltanto per evitare di caderci, senza volerlo. Sia in uno che nell'altro.
Mi viene da pensare che sarebbe utile una casa del baratto dove si possono scambiare le specifiche caratteriali, potrei così ad esempio barattare una tonnellata di ingenuità per un grammo di cinismo. Riuscirei così a procuramene parecchi chili. Di cinismo.
Mi viene da pensare che dovrei mettere più determinazione nell'impedire a qualcun'altro di prendere delle scelte anche per me, quando pensa di prenderle solo per se stesso. Come se la mia via non ne risentisse, come se io già non fossi più parte di qualcosa.
Mi viene da pensare che se avessi più forza, giornate come oggi andrebbero a finire in modo diverso, andrebbero a finire nel modo in cui, in fondo, io voglio che finiscano. Dovrei solo impedire all'altro me stesso di avere la meglio e mi chiedo come faccio a non riuscirci visto che anche lui vorrebbe che ce l'avessi io. La meglio. Mi viene da pensare che allora esiste qualcosa di superiore, che è più forte di me. Per ora.
Mi viene da pensare che dovrei smettere di fotografare attimi, impressioni, dettagli, sentimenti, odori e sapori. Dovrei smettere perché per quanto tutte quelle sensazioni siano belle e cariche, intense e uniche, fotografandole poi le devo inevitabilmente vedere al negativo.
Poi all'improvviso mi torna in mente che un fotografo è quello che sono. Mi è stato assegnato...o me lo sono scelto. Probabilmente entrambi, non ricordo più. Ma non ha la minima importanza.

domenica, novembre 11, 2007

Il gioco è finito



Che se poi ci pensate bene e siete onesti con voi stessi, Raciti ve lo eravate tutti un po' scordati. Messo lì, da una parte. Certo è un avvenimento che ha colpito ciascuno di noi. Ma cosa vuoi, che ricapiti? Siamo gente che fa errori ma impariamo da essi...
Già.
E reagiamo bene anche, sempre nel modo più idoneo. Infatti le sassaiole ai commissariati e le bombe inciendiarie agli autoveicoli della polizia già si sprecano. Le scritte "10-100-1000 Raciti" già imperversano sui muri, sui blog, incise nei cuori di coloro che nel cuore dovrebbero avere solo l'agonismo, l'onore e il rispetto, perché questo a quanto mi risulta è il significato di "sport". Forse sono tre caratteristiche che di per se sfociano troppo facilmente nell'accezione di violenza. Forse, più semplicemente, al mondo ci sono troppi "ignoranti".
Adesso vi prego, non venite a dirmi che quanto successo, col calcio c'entra relativamente. Lo sappiamo tutti cosa stava succedendo in quell'autogrill, che Gabriele Sandri c'entri o meno. Certo, le pistole non andrebbero messe in mano ad ogni idiota capace di usarle, questo è evidente. Ma la questione di fondo non è nessuna di queste due. La cosa che non deve accadere è di rimanere uccisi per colpa di una passione che con la violenza non ha niente a che fare. Ma forse il problema è proprio questo, ormai calcio e violenza sono legati indissolubilmente. Abbiamo lasciato che ciò avvenisse sotto i nostri occhi ed ora quanti di voi sono già pronti a distogliere lo sguardo?
Io lo sguardo lo tengo ben saldo, la passione rimane ma per me il gioco è finito. L'unica cosa che rimane da fare è sfruttare bene quello che ci resta dentro per far rinascere un gioco, uno sport dalle proprie ceneri. Ma dubito che saremo all'altezza. Si vocifera già che il Viminale voglia vietare le trasferte...ottima idea. Ma si, già che ci siamo io farei aggiungere sui biglietti per lo stadio delle frasi intimadatorie, stile pacchetto di sigarette, tipo "il calcio nuoce gravamente alla salute" oppure "il calcio può uccidere te e chi ti sta intorno".
Va sempre a finire così, ci incastriamo nella nostra inettitudine. Come dicevo qualche giorno fa, probabilmente lo stile non fa parte della nostra mentalità. In nessuna circostanza.

venerdì, novembre 09, 2007

Larry's Black List



Ovvero la top-eight dell persone che mi accingerò ad uccidere per futili motivi


8 - La Vale

Quel maledettisimo meme...non lo riesco a fare! Il che mi causa uno smacco interiore non indifferente. Non riuscire a fare quel particolare meme è davvero frustrante e per questo meriti il numero otto della mia black list... :P.
Senza contare che da quando ho visto il tuo seno ogni mia notte è tormentata da passionali sogni erotici...


7 - Il tecnico della caldaia

Per avermi svegliato stamattina al telefono (cosa che odio dal profondo) quando era già al cancello, pretendendo che gli andassi ad aprire nell'immediato mentre io ancora dovevo capire su quale pianeta mi trovavo.


6 - Il Mio maestro di Hwal Moo Doo

Per avermi massacrato al primo giorno di lezione facendomi fare quello che anche le cinture bianche fanno già da due mesi e che io non ho più il ritmo per fare, dicendomi: "mi dispiace Lore' ma sei capitato in una giornataccia"...
Ma il ritmo lo riprendo eccome!


5 - Elisa

Era inevitabile che prima o poi tirasse fuori quel maledetto singolo, lo sapevo e me lo aspettavo. Ma porcaccio mondaccio di mesi e mesi che aveva a disposizione proprio adesso??? Proprio adesso me lo devo sentire alla radio??? Già, adesso. Il tempismo d'altronde è tutto...


4 - Jury

Perché è un periodo che scrive solo cagate divertenti, storie assurde e paranormali che per lo più mi fanno morire dal ridere. Ma mi manca un po' l'altro lato dello Stupido, quello che scriveva cose come questa, che mi suscitavano dentro emozioni particolari, voglie strane e la speranza che una delle prime frasi che mi ha detto sia vera.


3 - La mia prof.ssa di Statistica Sociale

Nella black list per due motivi. Il primo è che questa intelligentissima professoressa di Statistica cripta i file delle lezioni e degli esercizi. Il motivo rimane oscuro all'umanità intera. Ora, io ricordo a malapena le due-tre password che uso. Chiedermi di ricordare anche la sua inutilissima password è un sopruso che non posso tollerare. Il secondo motivo è per pura autodifesa. La suddetta prof.ssa ci ha fatto compilare il foglio di valutazione per il corso da lei tenuto, al quale io ho dato giudizi assai negativi sul metodo di insegnamento. In questo foglio non va indicato ovviamente il proprio nome, ma solo il corso di studi. Ora, andando a ricevimento dalla prof.ssa ed ascoltando le sue parole, a me e alle mie tre compagne del glorioso gruppo 15, Alessandra Bianca e Francesca, è improvvisamente tornato in mente che noi quattro siamo i soli studenti di Scienze della Comunicazione a frequentare quel corso. Come se non bastasse sono l'unico di sesso maschile quindi lei sa esattamente qual'è il mio foglio di valutazione e cosa le ho scritto...
Non mi resta che toglierla di mezzo. Se qualcuno si chiedeva ancora perché nel mio profilo c'è scritto che sono uno stronzo, ora non ha più dubbi.


2 - Matt Holwood

Creatore di Messenger Discovery Live, programmino che se non siete malati di msn nemmeno conoscerete. Per i continui malfunzionamenti e per aprirmi ogni volta quella finestra di avviso che qualcuno mi sta contattando, il caro Matt purtroppo morirà tra atroci sofferenze, vittima del mio sadismo.


1 - Mr. X

Colui che più di tutti in questo momento scatena il mio istinto omicida e la mia voglia di dargli una lezione. E' così e non posso farci niente...
Ometto il nome così non saprà nemmeno di doversi guardare le spalle e la mia vendetta lo coglierà di sorpresa. Ma lascerò qualche indizio:
La leggenda racconta che Mr. X indossi sempre la camicia e vesta da vero figo. Guardandolo in faccia si evincono facilmente alcune caratteristiche, come l'essere cresciuto a pane e Gigi D'Alessio e la sua carriera di cavallo da corsa, finita male. Le sue colpe sono innumerevoli, le attenuanti generiche non saprebbe rimediargliele nemmeno un bravo avvocato...o sbaglio? ;P



P.s. Vale, anche se in un modo un po' particolare credo di avercela fatta, questi erano gli otto punti del mio meme... Ora dovrei nominare otto persone a cui farlo fare, ma non lo farò! Questo meme deve finire con me! :)

martedì, novembre 06, 2007

I'm wide awake...I'm not sleeping

Post Soundtrack: U2 - Bad

"Sapete, noi veniamo da Dublino. Dublino non è sempre una citta serena. Questa canzone riguarda una persona in particolare, ma probabilmente riguarda molte più persone, probabilmente riguarda anche me stesso... sapete, io sono entrato in una rock&roll band, loro sono entrati nella coda dell'elemosina e alcuni di loro non arrivano nemmeno alla fine della fila. Questa è per loro, per quelli di loro che si sono innamorati di un'amante pericolosa."

Bono, introducendo "Bad" al concerto di Los Angeles del 4 marzo 1985.


If you twist and turn away
If you tear yourself in two again
If I could, yes I would
If I could I would let it go
Surrender, dislocate

If I could throw this
Lifeless life-line to the wind
Leave this heart of clay
See you walk, walk away
Into the night, and through the rain
Into the half-light and through the flame

If I could through myself
Set your spirit free
I'd lead your heart away
See you break, break away
Into the light and to the day

To let it go
And so to find a way

To let it go

And so to find a way

I'm wide awake
I'm wide awake
Wide awake
I'm not sleeping
Oh no, no, no

If you should ask then maybe they'd
Tell you what I would say
True colors fly in blue and black
Bruised silken sky and burning flags
Colors crash
Collide in blood shot eyes

If I could, you know i would
If I could I would
Let it go

This desperation
Dislocation
Separation
Condemnation
Revelation
In temptation
Isolation
Desolation

Let it go
And so find a way

To let it go

And so to find a way

To let it go

And so to find a way


I'm wide awake
I'm wide awake
Wide awake
I'm not sleeping
Oh no, no, no

Traduzione, cliccate su Bad nella barra in alto.

Il testo riportato è quello ufficiale, pubblicato anche su U2.com. Bono scrive "To let it go and so to find a way" ovvero: lasciar andare e così trovare una via. Ma questa frase non la canterà mai, ne su "The Unforgettable Fire", album in cui appare per la prima volta, ne dal vivo.
Al suo posto Bono decide di cantare "To let it go and so to fade away": lasciar andare... e così... scomparire.

venerdì, novembre 02, 2007

Hello Tomorrow



Post Soundtrack: Karen O. - Hello Tomorrow

"Whenever I wake up
Try and take the shape off
Turn into the whole wide world I made up
Off!
The lights are golden, off!
Go where the lights turn dark
Go where the lights turn dark
The lights were golden, off!"

Era il marzo del duemilacinque quando questa pubblicità attraversò i nostri schermi. Perla di un regista che cavalca ferocemente il sottile filo che divide il genio dalla follia. L'anno precedente un suo film passò quasi del tutto inosservato agli occhi delle nostre menti immacolate e al giudizio della critica. Quest'anno ha avuto una piccola rivincita su critica e pubblico pagante del grande schermo. Si spinge là dove sogno e realtà si intrecciano fino ad influenzarsi l'un l'altra, bramosie subcoscienti che opprimono la volontà consapevole, senza più riuscire a distinguere un confine, sfumato insanabilmente nel desiderio. Desiderio di essere, finalmente. Domare una simile "realtà" risulterebbe sciocco, molto più saggio assecondarla con l'istinto. Da dentro a fuori, un saluto al domani.


lunedì, ottobre 29, 2007

Out on your corner, in the pouring rain



Ho finalmente visto Spiderman 3. Avevo letto in giro che si trattava di un film mediocre, decisamente non all'altezza del secondo. Ma io l'ho già detto e non finirò mai di ripeterlo. C'è un momento giusto per tutto quanto ed è quello che uno ha dentro a fare la differenza, che si tratti di un film, di un libro, di un cd, o. Sono loro che scelgono noi.
Inutile dire che mi è piaciuto in un modo in cui poteva piacere solo a me. Un po' ragno e un po' folletto.

martedì, ottobre 23, 2007

I miei complimenti


Il quindici ottobre duemilasei, scrissi un post su questo blog. Probabilmente quel post è passato inosservato, oppure ancora più probabilmente non hai capito cosa stessi dicendo. Sicuramente ora rileggendolo qualcosa in più dovrebbe riuscire a dirtelo. Soprattutto il testo della canzone.
Il ventidue febbraio duemilasette scrissi un altro post su questo blog. Sicuramente questo da qualcuno è stato interpretato, o quanto meno dei dubbi li ha fatti nascere.
C'è una caratteristica che accomuna questi due post: li ho scritti prima. Prima che accadesse quello che c'era scritto. Non so come faccio, ma l'ho sempre sentito prima quando stava per accadere. Questa volta ho scritto qualcosa il diciannove di questo mese. Di nuovo sentivo che qualcosa stava per accadere, ma stavolta non avevo idea di cosa fosse, non capivo perché qualcosa mi spingesse a scrivere quel post. L'ho capito il giorno dopo quando vedendo con i miei occhi mi è stato tutto talmente chiaro...
Nei due casi precedenti me ne sono accorto almeno una settimana prima, o quanto meno almeno una settimana prima mi sono sbilanciato. Stavolta ero talmente tranquillo...non mi sono accorto di niente. I miei complimenti.
C'è da dire che proprio all'inizio del mese mi sono ricordato all'improvviso di una canzone che avevo sentito alla radio mesi prima. Ho deciso di scaricarla e il giorno stesso è successo qualcosa di cui la canzone parlava. Così anche in quel caso ci ho scritto un post...vai a rileggerlo è quello del primo ottobre, quello dove pensavo che non avessi capito di cosa stessi parlando ma probabilmente invece avevi capito benissimo con chi quel giorno mi ero imbattuto e il tuo commento era scritto per te stesso. Rileggiti la citazione che ho aggiunto nella risposta al tuo commento. Rileggiti cosa ci ho scritto sotto. Ascolta bene la canzone, ora finalmente ho capito il vero motivo per cui all'improvviso mi è tornata in mente. Voleva mettermi in guardia. La canzone è tutta per te.

venerdì, ottobre 19, 2007

Quelqu'un m'a dit


Post Soundtrack: Aimee Mann - Wise up



Mi hanno detto che le nostre vite non valgono un granché
passano in un istante come appassiscono le rose.
Mi hanno detto che il tempo che scorre è un vagabondo
che dei nostri dolori se ne fa dei mantelli.
Mi hanno detto che il destino si prende gioco di noi
che non ci regala niente e che ci promette tutto,
sembrerebbe che la felicità sia a portata di mano
allora si tende la mano... e si impazzisce.


sabato, ottobre 13, 2007

Questo è il paese

Post Soundtrack: Luciano Ligabue - Almeno credo
"Credo proprio che non sia già tutto qui, e certi giorni invece credo sia così. Credo al tuo odore e al modo in cui mi fai sentire, a questo credo...
Quà nessuno c'ha il libretto d'istruzioni, credo che ognuno si faccia il giro come viene, a suo modo..."


Questo è il paese delle menzogne, il paese dei culi in bella mostra e delle facce ben nascoste. Questo è il paese delle apparenze dove il sogno e la massima aspirazione delle adolescenti è prostituire la propria anima per un po' di fama, per poter dire "io nella vita sono stata qualcuno".
Questo è il paese della corruzione, dove si può erigere un impero dal nulla con l'aiuto delle persone giuste e dove se sei furbo ti puoi riciclare al volo come politicante per incrementare il malloppo. Questo è il paese dove la legge non è uguale per tutti, è il paese dove se le persone che fanno il loro onesto lavoro di Pm si spingono troppo in là, si tenta di metterle a tacere. Questo è il paese degli anni di piombo, archiviati e messi da parte in un batter d'occhio, è il paese della stazione di Bologna, di Piazza Fontana, è il paese in cui questo è stato possibile. Questo è il paese delle Brigate Rosse, dell'omicidio di Aldo Moro, di Marco Biagi. Questo è il paese dove il sangue viene lavato via col sangue.
Questo è il paese dell'ipocrisia, guidato da una classe politica corrotta, con parlamentari pluricondannati, il paese dove la giustizia è l'utile del più forte
Questo è il paese della camorra e della mafia, il paese dove capita di dover far presidiare una città dall'esercito, questo è il paese dove ogni estate da Roma in giù tutto va a fuoco, e chissà a chi finiranno mai gli appalti di riforestazione. Questo è il paese dove la droga scorre a fiumi (e nei fiumi...), è un paese tossico ancor più che dipendente. Questo è il paese dove un esercito di criminali ci dichiara guerra ogni giorno, il paese dove forse sarebbe il caso di rispondere con la stessa moneta. Questo è il paese dove chi tenta di opporsi a tutto ciò per vie ordinarie, ci rimette la vita.
Questo è il paese di facciata, il paese che non crede nemmeno più in se stesso, nelle istituzioni ne in chi lo governa, è il paese della sfiducia e della voglia di resa, il paese dove se uno va a votare è solo per esercitare uno dei pochi diritti che gli rimangono, cercando di votare sempre il male minore e amen.
Questo è il paese dei disservizi, del monopolio ferroviario e della sua inefficienza, della compagnia di volo nazionale in vendità, delle poste che consegnano le raccomandate con 17 anni di ritardo, della malasanità e degli ospedali che traboccano inettitudine.
Questo è il paese che ci ha trasmesso una cultura e una ricchezza vecchia di 2500 anni che ci invidiano in tutto il mondo, noi invece ci sputiamo sopra.
Questo è il paese dove prima dei trent'anni nessuno o quasi se ne va di casa, il paese dei mammoni, come veniamo chiamati dall'europa intera. Finalmente si sono resi conto che se nessuno prima dei trent'anni esce di casa è perché questo è il paese dove nessuno ha più un euro, il paese con il prezzo degli immobili alle stelle, il paese dove i mutui e i pagamenti rateali dilagano, il paese del consumismo dove a forza di pagare a credito ci si spende pure lo stipendio del mese successivo ancor prima di metterselo in tasca, il paese che ci dice quello che ci serve e quello di cui non possiamo fare a meno. Noi ovviamente ci caschiamo con tutte le scarpe.
Questo è il paese dove lo sport è un mezzo come un altro per far girare montagne di soldi, è il paese della violenza negli stadi, il paese dove quelle che dovrebbero essere delle feste si trasformano in omicidio.
Questo è il paese degli insabbiamenti, il paese di persone a cui fa comodo, il paese diviso da nord a sud, il paese dell'odio verso se stessi. Questo è il paese che abbiamo. Questo è il paese che vogliamo...
Questo è il paese in cui un blogger qualunque fa dell'inutile retorica. Ma lui, lui almeno, se ne rende conto.

lunedì, ottobre 08, 2007

ottottobre

Post Soundtrack: U2 - October

October,
and the trees are stripped bare
of all they wear
what do I care?

October,
and kingdomes rise
and kingdomes fall
but you go on.

and on...


Otto di ottobre, un giorno come un altro per capire che non è mai troppo presto per sentirsi vecchi, anche a poco meno di ventitre anni. Tante cose da fare ancora e così poco tempo per farle.
Quand'è che scadrà?
Chissà se stava pensando questo anche il tabaccaio di S.Antimo, mentre si recava in banca stamattina con settemila euro in tasca, l'incasso della sua tabaccheria. Chissà se lo stavano pensando i suoi familiari, mentre lui faceva quel tragitto.
Quel tragitto. Se penso a quante volte è mio padre a farlo...
Se penso a quante volte l'ho fatto io.
Non è mai troppo tardi per sentirsi giovani ed avere la voglia di fare, di conoscere nuove direzioni, perdere meno tempo a credere che un numero ti incaselli la vita.
Un numero non è scritto che di lettere.

venerdì, ottobre 05, 2007

La cena dell'INCREDIBILE


I protagonisti di ieri
In piedi da sinistra: Marco(1), Andrea(2), Fabio(3), Marco(5), Claudio(8), Luca(11)
Seduti da sinistra: Daniele(1), Valerio(2), Niccolò(5), Giorgia(10), Arianna(11)
Il piccolo Lorenzo è nel mezzo, vediamo chi lo scopre...

Post Soundtrack: Oasis - Mucky Fingers

Un giovedì sera come tanti altri, celebrato con una cena che sa dell’incredibile, non per la cena ma per la compagnia. Si riunisce infatti la sezione B delle scuole elementari di Villa Sciarra.
Purtroppo la cena comincia senza la metà dei protagonisti, fermati dalle distanze, dal lavoro oppure chissà, dall’imbarazzo. Ma si sa, “the show must go on”. Così a parte due o tre, ci sono tutti i compagni che vedo comunque con frequenza. Ma per quei due o tre che non vedevo da una vita ne è valsa la pena! Innanzi tutto Giorgia, rimasta identica nel volto a quando era bambina, ma evidentemente bambina non è più (a buon intenditor…). Poi Daniele, colui che per primo, già alle elementari, mi ha trasmesso la passione per Freddie Mercury. Infine, ultimo ma non ultimo, Marco, colui che:
1) mi ha spezzato un incisivo
2) mi ha conficcato una matita in una guancia
3)
mi ha tirato un paio di forbici che mi hanno rigato il volto appena sotto l’occhio
e potrebbe bastare, ma ce ne sono molte altre che non ricordo. Eppure, non mi spiego ancora perché, eravamo amiconi. Avevamo degli attimi di follia diciamo…
Serata davvero incredibile, passata a ritrovare cose perdute da un po’, davanti a una pizza al Flanagan’s e una immancabile sambuchina al bar Perù, conclusa a chiacchierare a tutto tondo con qualche sigaretta un po’ speciale…
Scusate la superbia ma una cena delle elementari che finisce a sambuca e Maria, mettendosi a rollare in pieno centro, con i caramba a non più di 150 metri… beh siamo proprio un gruppo di grandi!

lunedì, ottobre 01, 2007

Vorrei cadere



Post Soundtrack: Marina Rei - I miei complimenti

Più e più volte mi hai detto che il tempo, e il tempo soltanto, aggiusta le cose. Io ho ascoltato in silenzio col rispetto di chi apprende da qualcuno che ne sa un po' di più, accettando la realtà dei fatti, mescolata alle molte altre parole che precedevano e seguivano la tua frase.
Nonostante io odi queste frasi fatte, riconosco che era la cosa giusta da dirmi. Ma continuando sulla strada delle frasi fatte, lasciami dire che alcune ferite non si rimarginano mai del tutto.
Ed è incredibile come tanto in fretta tornino vive e facciano male. Alcuni tipi di sofferenza una volta che ti colgono non ti lasciano più stare, ma ti perseguitano e tornano a galla quando meno lo vorresti, quando ti senti più vulnerabile. Non sono certamente le sofferenze più grandi ne quelle più dolorose tra quelle che si possono provare nel corso di una vita, eppure sono le più persistenti.
Ed io non dirò mai che è tutto passato, quello che sono stato ieri non posso più esserlo, anche e soprattutto perché non voglio più esserlo. Perché quando arrivi ad odiare qualcuno, ti rendi conto che c'è qualcosa che non va.
A volte vorrei soltanto cadere e lasciare che sia il destino a portarmi dove sia più opportuno. Invece so bene che devo essere io stesso a distruggere se voglio ricostruire.
E so da dove devo partire.

lunedì, settembre 24, 2007

[addio]



Le nostre strade si sono incrociate 14 anni fa. La tua si è interrotta oggi e non riprenderà. Sicuramente non riuscirò a versare neanche una lacrima, perciò ti chiedo scusa. Ma ovviamente con te le parole non servono...sai già tutto, per istinto.
Oggi è nuvoloso.

lunedì, settembre 17, 2007

La porta è la parte più lunga di un viaggio



Che poi detto in soldoni vuol dire che il primo passo è il più difficile da compiere. Come per le cose importanti così per quelle con meno rilevanza. Ad esempio scegliere di leggere un libro dopo averne letto una frase, capire che non è assolutamente il libro che ti aspettavi da quella frase ma che l’intuito ancora una volta ti ha assistito perché era esattamente quello che avevi bisogno di leggere, tanto che mi sono ormai convinto che sono i libri, il film e la musica che scelgono me e non viceversa.
Dicevamo, bisogna fare il primo passo, sconfiggere gli ostacoli che ci impediscono di farlo. Nel qual caso l’idea che lo scrittore non possa essere granché, perché non ci si improvvisa scrittori da un giorno all’altro. E infatti non è granché, stilisticamente lascia molto a desiderare come egli stesso tra l’altro confessa, inoltre ogni tanto esagera e si lascia sfuggire qualche stronzata di troppo. Eppure arriva, il suo messaggio arriva dritto e limpido tanto che ti fa pensare “sti cazzi dello stile”.
Ed ho capito.
Sul serio, penso di aver capito. Ho capito dove sbagliavo, ho capito che non stavo cercando la cosa giusta e soprattutto ho capito cosa devo cercare. Non sto dicendo che un libro mi ha insegnato cosa devo fare, sto dicendo che la risposta ce l’ho sempre avuta ma non riuscivo a vederla. Il libro mi ha semplicemente acceso la luce. Non sto qui a dilungarmi su quale sia il libro o su cosa abbia illuminato. Tutto questo, forse, verrà allo scoperto da sé. Almeno mi auguro che sia così e che le persone che ho vicino se ne accorgano. Ma la porta è la parte più lunga del viaggio, questo lo so bene e dovrò tenerlo bene a mente.

“Prima o poi capirai, come ho fatto anch'io, che una cosa è conoscere il sentiero giusto, un'altra è imboccarlo.”

Un'altra ancora è avere la forza di percorrerlo, aggiungo io

martedì, settembre 11, 2007

Sul perché secondo me Jury non è altri che Francis Healy, cantante dei Travis

Guardate questo video apparso venerdì 9 Febbraio sul blog de Lo Stupido in cui il nostro eroe "indossava" ancora i capelli, e successivamente il video di
Closer dei Travis.
Dovreste notare una somiglianza che chiamarla somiglianza è un eufemismo! Signori è lui!
Come dite? Una coincidenza? Si certo...come il fatto che sono nati lo stesso giorno, il 23 Luglio! Naaaaa, nessuna coincidenza, il nostro caro Stupido è un'affermata stella del pop. Guardate e credete.


domenica, settembre 09, 2007

But it did happen



Colonna sonora: Aimee Mann - Wise up
No, it's not going to stop, till you wise up.
No, it's not going to stop...so just give up

Capita che nella vita a volte non sia importante la strada che percorri quanto invece il punto di arrivo. Succede che milioni di vie si intersecano per raggiungere un obiettivo e nessuna di esse, neppure quella che ti ci porta, ha alcuna rilevanza. L’importante è dove avevi in testa di arrivare e se sei riuscito ad arrivarci. Il fatto che accadano strani episodi lungo il cammino che sembrano voler spostare di proposito l’attenzione dall’obiettivo finale, mi piace pensare che sia una pura fatalità.
Capita a volte nella vita di essere talmente concentrati su dove si vuole arrivare da non prestare attenzione a dove si mette i piedi e a cosa si calpesta lungo il tragitto. Succede poi che una volta raggiunto l’obiettivo ci si rende conto che non è assolutamente quello che si voleva e che tutto quello che è stato calpestato lungo il percorso non erano che segnali che indicavano questa verità a cui si giunge sempre troppo tardi. Cerco allora di sforzarmi di pensare che si tratti di una pura fatalità.
Capita a volte nella vita di pensare che l’obiettivo da raggiungere sia l’unica cosa che veramente conta e allora si fanno millemila compromessi, con se stessi, con gli altri. Ma alla fine si arriva alla conclusione che l’obiettivo da raggiungere ha una importanza del tutto relativa rispetto al modo in cui ci si è arrivati. L’importante non era la meta ma il viaggio. Sbagliando il viaggio la meta non è più la stessa. Quando succede questo, non si tratta solo di qualcosa che è successo…non è uno scherzo del caso, ne una pura fatalità, eppure stranezze simili accadono di continuo.
Accadono e la spiegazione non la sa dare nessuno, quello che è successo è assurdo come una pioggia di rane che vengono giù dal cielo, non so come sia possibile sentire questo…ma lo sento.
Le coincidenze e le fatalità a cui imputiamo alcuni fatti della nostra vita sono dei terribili spiriti che si divertono nel legare capi di sottilissimi fili, in apparenza senza ragione alcuna. Ancora più terribile è quando non c’è alcuna coincidenza, alcuna fatalità. Le cose accadono e non c’è una spiegazione, nessuno la sa dare, ancor di più, nessuno prova a darla.
Succede.

domenica, luglio 15, 2007

Non disprezzare


Non disprezzare il poco, il meno, il non abbastanza
L’umile, il non visto, il fioco, il silenzioso
Perché quando saranno passati amori e battaglie
Nell’ultimo camminare, nella spoglia stanza

Non resteranno il fuoco e il sublime, il trionfo e la fanfara
Ma braci, un sorso d’acqua, una parola sussurrata, una nota
Il poco, il meno, il non abbastanza.

Stefano Benni

Una questione di cellule cerebrali



Da: La leggenda di Bagger Vance


- Quanto è ubriaco uno ubriaco abbastanza Capitano Junuh?
- Bella domanda, vieni a sederti qui Hardy. Te lo dico io quando uno è ubriaco abbastanza.Dunque, la domanda in questione è: quanto è ubriaco uno ubriaco abbastanza. E la risposta è che è tutto un problema di cellule cerebrali.
- Cellule cerebrali???
- Ma certo Hardy, vedi ogni sorso di liquore che tu bevi uccide mille cellule del cervello, ma questo non importa perché ne abbiamo miliardi di altre. Prima muoiono quelle della tristezza, per cui ti fai una gran bella risata. Poi se ne vanno le cellule della calma e così tu cominci a parlare a voce molto alta anche se non hai nessun motivo per farlo, ma questo va bene perché le cellule stupide se ne vanno subito dopo così dici cose intelligenti. E alla fine tocca alle cellule della memoria…che sono figlie di puttana dure a morire

Già, gran figlie di puttana. Ma nel mio povero cervello deteriorato ci sono cellule di un’altra tipologia ancora, più stronze di quelle della memoria perché non sembra ci sia modo di ucciderle. Le ho soprannominate cellule Die Hard e sono quelle... beh vediamo chi ci arriva. Per voi c’è qualcosa di meno mortale della memoria? Nel mio caso la risposta sta nella domanda stessa.

Un popolo di imbecilli

La mamma degli imbecilli è sempre incinta

Giles Elgood, un giornalista britannico della Reuters, dopo aver ricevuto una multa presa ad Agrigento lo scorso anno e non pagata all'epoca, ha avuto la sorpresa di scoprire che la multa lo aveva inseguito anche in Gran Bretagna. Tra il pentito, l'ironico e il frustrato, Elgood, in un pezzo pubblicato dalla sua agenzia con il titolo "Il mio inferno per la multa siciliana", (poverino, deve aver sofferto tanto!) racconta i suoi tentativi, di saldare il suo conto con la polizia municipale agrigentina.
La contravvenzione è per aver parcheggiato su un marciapiede vicino alla Valle dei Templi. Il povero giornalista si è discolpato dicendo: "Tutti facevano così e il parcheggio sembrava pieno". Trovata la multa sotto il tergicristallo, Elgood decide che non vale proprio la pena di pagare: "Dopotutto in Italia nessuno paga le multe e ogni tanto spunta una specie di condono per questo genere di cose. O quella è la Francia?". Mi sorge il dubbio che gli sia spuntata pure l’aureola su quella sua gentile testa di cazzo mentre diceva queste parole. Prende anche per il culo l’inglesino! Ma forse siamo noi che ci facciamo prendere per il culo. Magari ci piace, ci prendiamo per il culo anche da soli.
Fortunatamente la polizia municipale di Agrigento, non ha mollato e rintracciato Elgood gli ha mandato la multa a casa, a Londra. Ma a causa dei codici internazionali che gli vengono comunicati e che risultano errati, il suo bonifico torna indietro. Così Elgood decide di arrendersi, lui ci ha provato a pagare dopotutto. Se gli italiani sono dei poveri decerebrati non è colpa sua.

Si parla tanto, recentemente, su giornali, in tv, sui blog, sui media in generale e tra le persone, di un’Italia che deve assolutamente affrontare un cambiamento. Dal punto di vista dell’economia internazionale e del processo di sviluppo del paese, nelle istituzioni, nei sindacati, nel lavoro ecc. ecc. A sentire queste cose mi viene da ridere (per non piangere).

Se persino un inglesino merdino ha capito con due secondi quanto siamo immondamente cerebrolesi e quanto poco ci vuole per mettercelo nel culo, mi sembra ovvio che il cambiamento di un paese popolato di opportunisti e menefreghisti debba partire da molto, molto più in basso. Per far funzionare le cose bisogna innanzi tutto cambiare mentalità. O per lo meno avere la decenza di smettere di lamentarsi che tizio o caio, destra o sinistra al governo, non stiano facendo un buon lavoro. Almeno tacete e continuate a percorrere il vostro menefreghismo, e già che ci siete, fate un applauso all’inglesino. Se lo merita tutto.

Sindrome di Stoccolma


Colonna sonora: Muse – Stockholm sindrome

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera:

La sindrome di Stoccolma è una condizione psicologica nella quale una persona vittima di un sequestro può manifestare sentimenti positivi (in alcuni casi anche fino all'innamoramento) nei confronti del proprio rapitore.Viene talvolta citata anche in riferimento ad altre situazioni simili, quali le violenze sulle donne o gli abusi sui minori e tra i sopravvissuti dei campi di concentramento. La sindrome deve il suo nome al furto alla "Kreditbanken" di Stoccolma del 1973 durante il quale alcuni dipendenti della banca furono tenuti in ostaggio dai rapinatori per sei giorni. Le vittime provarono una forma di attaccamento emotivo verso i banditi fino a giungere al punto, una volta liberati, di prenderne le difese e richiedere per loro la clemenza alle autorità. Il termine fu coniato dal criminologo e psicologo Nils Bejerot, il quale aiutò la polizia durante la rapina. Fu usato per la prima volta durante una trasmissione televisiva.

Inizialmente pensavo fosse uno dei tanti procedimenti assurdi con il quale il nostro cervello ci fa reagire agli stimoli esterni, una di quelle situazioni che ti risultano incomprensibili finché non ti ci ritrovi dentro. Potrei dire che è nella natura dell’essere umano innamorarsi della propria sofferenza e che un mondo in cui tutti sono felici porterebbe paradossalmente all’infelicità. Potrei dire che per ogni persona che sta bene, ce n’è una che sta male poiché è così che va il mondo. Ed in effetti lo dico, perché un fondo di verità in tutto questo c’è. A prescindere da un caso estremo come la Sindrome di Stoccolma, pensate a quali sono le persone a cui tenete di più. Sono quelle che in un modo o nell’altro hanno causato sofferenza, sono quelle con le quali non è sempre stato facile rapportarsi, sono quelle che, come nella Sindrome di Stoccolma, vi portano a pensare che il piacere e il dolore abbiano lo stesso sapore.

[chiedo venia per la citazione di Tiziano Ferro, ma ammetterete che la frase merita…;)]

venerdì, luglio 06, 2007

My heart has a mind of its own



Con mia profonda insoddisfazione non sono riuscito a trovare la giusta traduzione a questa frase. Non che non sia stato in grado di arrivare a possibili interpretazioni come: “Il cuore ha una mente propria” oppure “Il cuore ragiona per conto suo”. Di frasi correnti come queste ne ho trovate svariate, frasi dall’inadeguatezza quasi esiziale. Poi in modo repentino mi è tornata alla mente una frase, letta molto probabilmente sulla carta di un Bacio, di Pascal: “Il cuore ha le sue ragioni che la Ragione non conosce”. Dopo un istante di appagamento è tornata però la frustrazione della consapevolezza che nemmeno questa frase poteva fare al caso mio. Nonostante quel “mind” infatti, nell’idea che mi si era formata dentro, dire che il cuore ha delle “ragioni” non poteva riuscirmi accettabile. Eppure la frase dentro di me è così nitida, so perfettamente cosa significa…in inglese. In italiano la traduzione compromette notevolmente l’accezione di una frase solo in apparenza così essenziale. La frustrazione ha per poco tempo lasciato spazio alla soddisfazione di avere per lo meno una buona competenza metalinguistica inglese, tanto da non aver bisogno di riportare quelle parole nella mia lingua per capirle. Ma poi mi sono sentito stupido, 15 anni a studiare l’inglese (per quanto spesso in maniera approssimativa) e non sono in grado di tradurre una frase di 8 parole?
Soltanto in seguito ho capito che l’intelligenza stava proprio nel non riuscire a tradurla. Ci sono cose che possiamo interpretare e comprendere con la mente, altre il cui significato va lasciato decifrare al cuore. A mescolare le due cose si rischia sempre di restare intrappolati in un dedalo che non porta da nessuna parte. Questo sta a significare questa frase, e questo stesso è il suo significato. Dentro di me tutto questo lo sapevo già. Non capivo però l’inutilità di giungere razionalmente alla soluzione di ciò che razionale non è.

“L’amore è la saggezza dello sciocco e la follia del saggio” – Johnson.

L’intelligenza non sta nel fare un post in un linguaggio un po’ più ricercato e con termini forbiti quali “esiziale” o “competenza metalinguistica”, non sta nello scherzetto socratico di sapere di non sapere, non sta nella cultura dimostrata citando Johnson o Pascal, altrimenti qualsiasi idiota con una sufficiente formazione scolastica potrebbe avere la presunzione di definirsi intellettuale…e con la presunzione non si va lontano, si rischia di scambiare la profondità di un lago con quella di una pozzanghera..
Saggio è quel folle che sa guardarsi dentro e vede un po’ più di qualche centimetro d’acqua, saggio è quel folle che riesce ad accettare che mente e cuore non vanno di pari passo.
Saggio è quel folle che ha capito come amare.

lunedì, giugno 18, 2007

Ho visto


Ho visto le labbra di una persona pronunciare quelle bellissime parole che già tante volte ho sentito dirmi nella mia vita, parole piene di stima. Parole che ormai odio.
Ho visto un sorriso di vera gioia riflettersi nella pietà dei miei occhi. Ne vedrò un altro tra poco. Quasi mi conviene sperarlo.
Ho visto qualcuno ricevere finalmente un’eredità di 100 mila euro, provando un po' di invidia. I soldi non fanno la felicità?…figuriamoci la mancanza di soldi.
Ho visto qualcuno col fuoco nelle mani uscire dalla porta sul retro, sbattendola forte, senza troppi complimenti. Purtroppo me sono accorto, avrei preferito di no.
Ho visto di notte una goccia venire su per le scale. Già, una goccia, una semplice goccia. E non è una metafora ne un’allegoria. Soltanto una goccia. Proprio per questo fa paura.
Ho visto la luce del sole sul mio volto e nuvole di polvere svanire senza traccia. Poi subito dopo, una marmotta incartare la cioccolata.
Ho visto una coltre di ricordi, mai digeriti, tornare a darmi fastidio. Mi sono buttato su quella porta ormai chiusa da tempo, cercando di evitare che si riapra, chiedendomi se ho fatto in tempo. 3 miseri Kb mi fanno credere di no.
Ho visto dentro di me e ho trovato ancora delle cose che mi fanno paura e delle lacune che me ne fanno altrettanta. Ma la paura non mi ha mai bloccato, continua invece a sferzarmi.
Ho visto crescere enormemente in me la mancanza di qualcuno che non “sentivo” da un tempo che sembrava immemore. L’ho ritrovato in un solo, energico, intenso, veemente istante. Ed ho capito che non potrò mai farne a meno.
Ho visto qualcuno capirmi con una facilità impressionante, capire che avevo bisogno di ridere…e mi ha fatto ridere e stare bene, spero di riuscire a ricambiare. Quanto si può scoprire se uno ha la pazienza di osservare! A me è bastato l’intuito per percepire il rifulgere della luna dietro la superficialità delle nubi.
Ho visto purtroppo i campi bruciare di nuovo ad est, mentre cercavo ancora di leggere quella frase, scritta nelle mie mani, e di crederci.

Infine ho visto Dio. Vicino a lui c’era un maiale, in una sorta di carnascialesco rebus vivente. Gli ho chiesto: “Signore, non è che si potrebbe…si perché io, insomma…” – Lui, un sigaro del suo amico Fidel nell’imponente mano destra e un Whisky old-12 nella sinistra, mi ha guardato con il più paterno degli sguardi facendomi segno di avvicinarmi. Si è guardato intorno con fare circospetto, come chi cerca la certezza che nessuno sia presente prima di svelare un segreto. Ha accostato le sue misericordiose labbra al mio minuto orecchio e con sismica voce ha dichiarato: “Figliolo mio…io non esisto.”

E’ stato allora che ho riso, ho riso di gusto.

sabato, giugno 16, 2007

Il campo



Questo video è per una persona che ogni tanto sembra capire (e addirittura apprezzare!) quello che dico. Visto il momento, mi auguro possa essere gradito.
Il film è *La leggenda di Bagger Vance*, lo consiglio a tutti, è una delle metafore sulla vita più significative che ho mai visto. Buona visione.

domenica, giugno 10, 2007

Le chiavi di ricerca



Già da un po’ volevo fare questo post con le chiavi di ricerca usate per accedere a questo blog…ringraziando ShinyStat perché nel leggerle si passano 5 minuti a ridere a crepapelle (almeno per quanto riguarda l’autore del blog nel ricondurre ogni chiave al suo post di appartenenza)

Comincio col dire che le parole/frasi che mi hanno portato davvero molti visitatori riguardano la canzone dei New Radicals – You get what you give di cui in molti hanno cercato e trovato il testo da me, e la frase “la felicità non è felicità senza una capra che suona il violino”, tratta da Notting Hill.

Passiamo poi alle chiavi di ricerca veramente…come dire…assuuuurde! Cercherò anche di rispondere a quelle persone che ahimè non hanno trovato sul blog quello che cercavano, ovviamente a modo mio…

Complimenti a chi ha cercato su google definizione di lapalissiano…non lo sai che il significato di lapalissiano è ovvio?? Eh eh..
A chi mi chiede: dimmi quando ti innamorerai, rispondo che al massimo entro giugno sarò innamorato. L’anno chiedilo però a Nostradamus.
Per chi ha cercato le frasi più demoralizzanti, mi dispiace che tu non le abbia trovate, però posso darti delle indicazioni. Allora fai duecento metri, a destra c’è il cesso e da lì te ne vai direttamente affanculo!
Video di fiche qui non ce n’è…prova ad usare la fantasia la prossima volta, così poi non sporchi nemmeno la tastiera…
Informazioni personali su Jared Leto? Allora…quando era poco più che quattordicenne è stato seviziato fino all’esaurimento da un’orda di ucraine assatanate e da lì ahimé la sua vita non è stata più la stessa. Per ulteriori informazioni cerca su Wikipedia.
You Tube va a prenderlo nel culo...Grazie per l’informazione!
Voglio tirarmela. Bene fai pure, in un mondo di gente che se la tira bisognerà pure adeguarsi. Fai bene. Vattela a tirare sulla Togliatti. Li la tirano via in molte…
Perché i confetti alle mandorle? Già…perchééééééé? E’ una mia crociata da sempre, aboliamoli!
Per quanto riguarda la polvere bianca…ti faccio avere la roba dal mio pusher di fiducia…zucchero a velo finissimo di prima qualità…
Voglio mettere nel blog un cazzo di bottone per sentire la musica. Allora ciccio pizza…innanzi tutto vedi di stare calmino! E vedi di non dire più parolacce sul mio blog porca troia che mi incazzo!
Una menzione speciale (o minzione…perché quando l’ho letto me la sono fatta addosso dalle risate..) va a: quel transessuale del mio migliore amico! Non ho idea di come hai fatto a finire sul mio blog ma uno che cerca una cosa del genere su un motore di ricerca…beh, hai davvero tanti problemi!
Non mi risulta poi di aver mai parlato di Monica Bellucci, eppure qualcuno interrogando google su altezza e peso di Monica Bellucci è venuto a farmi visita…mi pare perciò doveroso rispondere. Allora diciamo 93-94 cm all’incirca…il peso direi almeno 5 chili.
Scopare Frascati. Bene. Un attimo…parliamone. Cosa vuoi scopare? I sampietrini? Vai a fare turismo sessuale da un’altra parte!
Eh già caro mio…siamo proprio in un mare di merda. Immagino solo quale sconforto ti abbia spinto a digitare queste parole!!!

In tutto questo peregrinare mi sembra che in effetti solo una chiave di ricerca tra tutte quelle citate e non, possa in effetti riferirsi al mio blog…complimenti a chi è entrato sul blog cercando stronzate…di certo non sei rimasto deluso!

giovedì, maggio 31, 2007

Una notte e un sogno



Oggi all'improviso mi è tornata alla mente una sera vissuta la scorsa estate. Era il 4 Luglio del 2006 e mentre negli Stati Uniti d'America si festeggiava il giorno dell'indipendenza, noi eravamo incollati davanti ad uno schermo. Era la sera di Italia - Germania, semifinale del mondiale tedesco che ci ha visti uscire vincitori. Era una sera splendida, dovevamo passarla a casa di qualcuno a vedere la partita, ma alla fine ci siamo ritrovato in un pub all'aperto, a vedere la partita sul maxi schermo, telecronaca di Fabio Caressa e Beppe Bergomi, unica partita del mondiale che ho visto su Sky.
Tutti i 90 minuti mi ricordo di averli vissuti in una tensione allucinante, i pugni sul tavolo si sono sprecati. Eppure ero stranamente rilassato in quel periodo, quella sera in particolare mi sentivo bene, bene davvero. I minuti di recupero e i tempi supplementari sono stati accompagnati dai miei 130-140 battitti cardiaci al minuto. Poi l'esplosione al gol di Grosso ed io che mi sono alzato in piedi gridando proprio: Grosso! Ma il mio era semplicemente un aggettivo...non sapevo chi avesse segnato! Una bolgia pazzesca, tutti in piedi a gridare e festeggiare. Subito l'abbraccio con Lello, poi Cri che mi monta letteralmente sopra, e noi che stranamente manteniamo l'equilibrio, in maniera alquanto precaria ma lo manteniamo. Finché arriva Saso...che salta sopra Cri che era sopra di noi...
E allora tutti giù per terra, a travolgere le sedie che fino a poco prima erano occupate da persone ora festose che si abbracciavano l'un l'altra.
Dietro di noi a godersi la scena, la mia rompicazzo preferita, un po' allibita mentre dentro di se esclamava "questi sono matti!" e un po' divertita mentre dentro di se esclamava " QUESTI SONO MATTI!!!" ... e allora tutti di nuovo in piedi, il tempo di abbracciare anche la rompicazzo che ci piove addosso il gol di Del Piero. Fantastico. Cinque minuti tra i più intensi che ho mai vissuto, con le persone a cui tengo di più. Ogni volta che rivedo questo video, un bel brividone mi percorre tutta la schiena, le braccia e le gambe, perché ogni volta ricordo quel momento stupendo e quella notte che sembra non essere ancora finita..

martedì, maggio 29, 2007

Stuck in reverse


Colonna sonora: Elisa - Dancing

L’oscurità avvolge il giorno. “Scivola il sole al di là delle dune a violentare altre notti”. In quel momento sale, sale dal profondo. E’ rabbia, ma una rabbia che non ha un nome, non ha una direzione ne un obiettivo sul quale abbattersi. Ci sembra a volte di dover pagare colpe che non ci appartengono, quando l’unico errore, se così può essere definito, è stato arrivare ad aver paura persino del proprio respiro. Per un certo periodo quella rabbia senza nome si riesce a sfogarla, si cerca in qualsiasi modo di farla uscire, di disperderla in un anelito impetuoso, espellerne un po’ ad ogni respiro. Poi non basta più. Proprio perché non si riesce a darle un nome. Troppo forte diviene la tentazione di ignorarla, tenerla dentro, fare finta che non ci sia. Fare finta. Tutto ricomincia a scorrere lentamente, tanto che nessuno si accorge più di niente, di nuovo le battutine che prima si evitavano, c'è rilassamento, tranquillità, serenità, finalmente senza pensare…troppa fatica, “troppo cerebrale per capire che si può star bene senza calpestare il cuore, ci si passa sopra almeno due tre volte i piedi come sulle aiuole”. Se il problema non lo vedi, non esiste. E’ così che va il mondo, al rovescio. Che poi basterebbe andare anche noi al rovescio no? Almeno così ci sembrerebbe dritto..
Non c’è più alcun rumore di passi sul pavimento, mi fermo ad ascoltare ma non c’è nessun suono.
La spiegazione non me la do, nemmeno la voglio, non mi interessa. Dalle piccole cose c’è da imparare molto, può a volte succedere che quelli che sembravano passi avanti erano invece passi sprecati nell’intraprendere una strada sbagliata. Il silenzio tornerà a svegliare le mie lacrime.
Ci sono lezioni da imparare ovunque, basta saper guardare con i giusti occhi e saper osservare. Più di qualche volta non ce l’ho fatta ed ho abbassato lo sguardo, ho avuto la sensazione di essere quella nave in fiamme, dispersa in un oceano senza spiagge. Arriva per tutti il momento in cui il dolore diviene così grande che per un attimo si volta la testa per non guardarlo. Per un momento è come cessare di esistere. L’attimo dopo si è di nuovo lì.
Ma intorno non c’è più nessuno.

domenica, maggio 27, 2007

Losing grip




Are you aware of what you make me feel, baby
Right now I feel invisible to you, like I'm not real
Didn't you feel me lock my arms around you
Why'd you turn away?
Here's what I have to say I was left to cry there,
waiting outside there grinning with a lost stare
That's when I decided

[chorus]
Why should I care
Cuz you weren't there when I was scared I was so alone
You, you need to listen I'm starting to trip,
I'm losing my grip and I'm in this thing alone

Am I just some chick you place beside you to take somebody's place
when you turn around can you recognize my face you used to love me,
you used to hug me
But that wasn't the case
Everything wasn't ok I was left to cry there
waiting outside there grinning with a lost stare
That's when I decided

[chorus]

Crying out loud I'm crying out loud
Crying out loud I'm crying out loud

Open your eyes
Open up wide
Why should I care
Cuz you weren't there
when I was scared I was so alone Why should I care
Cuz you weren't there when I was scared I was so alone
Why should I care
If you don't care then I don't care were not going newhere
Why should I care cuz you weren't there when I was scared I was so alone
Why should I care If you don't care then i don't care were not going newhere

domenica, maggio 13, 2007

Ma dove cazzo è il rispetto???



Lecco. Un cancello fissato male. Una bambina che gioca nei suoi pressi e quel maledetto cancello che le cade addosso schiacciandole la testa. Una corsa inutile al pronto soccorso. La bambina di appena 5 anni muore, lasciando padre e madre in un dolore implacabile, una rabbia senza nome ed un ricordo che li accompagnerà durante tutta la loro vita.
Ed è in momenti del genere che arrivano i giornalisti, vengono a cogliere tutto questo, il dolore e la rabbia appena nati, approfittano delle debolezze e sbattono il tuo stato d'animo davanti a tutti. Il rispetto non c'è, solo la consapevolezza di aver fatto un ottimo servizio.

Kabul. Il Mullah Dadullah, ritenuto autore di diverse stragi e rapimenti, è stato ucciso durante un'operazione militare nella provincia di Helmand. Un duro colpo per i talebani che cercano in tutti i modi di smentire la notizia. Ma qualcuno ha la bella idea. Far vedere a tutti il corpo, giornalisti e curiosi entrano e possono vedere la salma. Così il corpo inerme di Dadullah è davanti a tutti, viene ripreso e fotografato. Qualcuno indugia con la sua macchina fotografica sul viso, andando a cogliere la smorfia di dolore che nessuno toglierà più da quel volto. Una foto da premio Pulitzer.

Un bambina e un criminale. Due persone ben differenti, ma nella morte siamo tutti uguali. Almeno nella morte non c'è più la dicotomia bene/male che accompagna tutta l'esistenza. Sia in un caso che nell'altro quello che mi chiedo è dove cazzo è il rispetto. Chi è che prova gusto dal dolore degli altri? Chi di voi guardando il padre e la madre di quella bambina parlare a caldo dell'incidente che aveva portato loro via quanto di più prezioso possedevano, è riuscito a non versare nemmeno una lacrima? Chi di voi guardando la salma di quell'UOMO è riuscito a non pensare "adesso lasciatelo in pace"?
Ma allora perché basta accendere la tv per vedere il dolore altrui usato come uno squallido mezzo per raggiungere un audience sempre più alta?
Non crediate che ancora una volta io sia davvero così ingenuo...le mie domande sono per far riflettere, me stesso principalmente, ma lo so, lo so benissimo il perché.
Ma ognuno ha il diritto, almeno in momenti del genere, di essere lasciato in pace. Ridere sulle lacrime di qualcuno è la cosa più ignobile che si possa fare. Far finta che quelle lacrime non ci siano è tale e quale che riderci sopra. Ed io questo non lo posso perdonare.

lunedì, maggio 07, 2007

Norwegian Wood




...
- Sai che le espressioni che usi tu sono assolutamente uniche? - disse.
- Solo tu mi capisci davvero, - dissi ridendo
- Dimmi qualcosa di ancora più carino.
- Mi piaci tanto.
- Tanto quanto?
- Tanto quanto un orso in primavera.
- Un orso in primavera? - chiese lei sollevando di nuovo la testa. - Come sarebbe "un orso in primavera"?
- Un orso in primavera...allora, tu stai passeggiando da sola per i campi quando a un tratto vedi arrivare nella tua direzione un orso adorabile dalla pelliccia vellutata e dagli occhi simpatici che ti fa: "Senta signorina, non le andrebbe di rotolarsi un po' con me sull'erba?" Tu e l'orsetto vi abbracciate e giocate a rotolare giù lungo il pendio tutto ricoperto di trifogli per ore e ore. Carino, no?
- Carinissimo.
- Ecco, tu mi piaci tanto così.

*

Aprii il coperchio del barattolo e lasciai uscire la lucciola, posandola sull'orlo del serbatoio che era alto due, tre centimetri. La lucciola non sembrava rendersi bene conto della nuova situazione. Vacillando fece un giro attorno a un bullone e posò le zampette su una crosta di vernice. Provò a fare qualche passo a destra, ma quando si rese conto che la strada lì era sbarrata, ritornò a sinistra. Poi, impiegando un po' di tempo, riuscì ad arrampicarsi fino alla testa del bullone, dove si fermò. Quindi restò lì ferma come se fosse morta.
Io, appoggiato alla ringhiera, guardavo la lucciola. Tutti e due restammo a lungo così, perfettamente immobili. L'unica cosa che si muoveva attorno a noi era il vento. Nell'oscurità si sentiva il fruscio delle fitte foglie del keyaky.
Continuai ad aspettare a lungo.
Fu solo dopo molto tempo che la lucciola si sollevò in volo. Come se si fosse risvegliata all'improvviso, allargò le ali e un attimo dopo aveva già oltrepassato la ringhiera e fluttuava nell'oscurità. Poi, quasi volesse recuperare il tempo perduto, disegnò un rapido arco nell'aria accanto al serbatoio. Restò ferma lì per un po' a guardare la sua scia di luce confondersi col vento, poi finalmente si allontanò in volo, direzione est.
Anche dopo che la lucciola era scomparsa, la sua scia luminosa restò ancora a lungo dentro di me. Nel buio totale dietro i miei occhi chiusi, quella piccola pallida luce continuò a vagare molto a lungo, come uno spirito inquieto.
In quel buio provai molte volte ad allungare la mano. La mie dita però non incontravano niente. Quella piccola luce era sempre un po' più avanti delle mie dita.