giovedì, novembre 30, 2006

Sonja



Rinascerò donna e il mio nome sarà Sonja. Si pronuncia Songia. Rinascerò donna perché nella prossima vita voglio stare dall’altra parte, ed essere gay non mi basta. Voglio passare una vita intera a fare quello che le donne sanno fare meglio, quello per cui sono meglio predisposte. Non è quello che state pensando…Voglio passare una vita intera ad ingannare, a manipolare, a prendermi gioco degli uomini, a farli pendere dalle mie labbra (ora si che è quello che pensate…) a farli aspettare invano. Voglio che credano di vedere in me la creatura più bella che abbiano mai visto, una piccola ingenua e fragile bambolina da proteggere…ah ah illusi! Voglio pugnalare alle spalle, voglio farmi amare e poi tirarmela, voglio essere fredda ed indifferente quando più ci sarà bisogno di attenzioni. Voglio essere subdola e meschina. Voglio essere chiamata troia proprio perché non lo sono stata. Voglio tirarmela, sentirmela calda. Voglio sembrare accessibile e poi tirarmi indietro tutte le volte che ne avrò voglia. Voglio far credere alle persone di essere importanti per me e poi scaricarle quando non ne ho più bisogno, perché ho trovato di meglio o semplicemente perché mi sono stufata di loro. Voglio ferire, raggirare, circuire, con la mia mente diabolica. Voglio rendermi conto di fare del male a qualcuno dicendomi che non posso farci niente, perché io sono più importante e i miei interessi vengono prima persino della felicità di un amico.

Voglio smetterla di essere così ingenuo.

lunedì, novembre 27, 2006

Sul post precedente




La sensazione che ho provato malamente a descrivere nel post precedente, l’ho provata spesso e per lungo tempo. Qualcuno me lo diceva…se non affronti una cosa, prima o poi quella torna indietro come un boomerang. Così è stato, è tornata indietro sotto forma di sogno, uno di quei sogni subdoli che mentre lo stai ancora “vivendo” sei contentissimo, poi però quando ti svegli non ti viene mica molto da ridere. Lo so, ho sbagliato, non dovevo lasciare che la cosa finisse come è finita, piangendomi addosso e dando la colpa al Fato e ai maledetti eventi. La colpa è mia, non ho saputo dire quello che avrei dovuto. La cosa mi ha perseguitato, e nel sogno tornavo lì su quella spiaggia e scoprivo che nulla era cambiato. Vedevo ancora il suo volto. Proprio come dice la canzone, la state ascoltando? Vedo il suo volto, ma non perché io abbia ancora qualche desiderio su di lei. I desideri sono passati da un pezzo. Continuo a vedere quel volto perché rosico, rosico di come ogni volta non so cogliere le occasioni, di come le spreco, occasioni non comuni. Non capita molte volte di avere l’occasione di essere felice. E lo sarei stato, di questo sono sicuro. Rosico di come ho lasciato andare le cose, di non averle risolte, ma lasciate in sospeso. A volte lo negavo a me stesso. Ora so quello che devo dirle, so che devo chiudere la questione per poi finalmente continuare per la mia strada. Ora so, per usare un concetto che mi sta diventando sempre più caro, dov’è che devo distruggere per poi poter ricostruire (caro soprattutto da quando c’è un cowboy in sella ad una bomba che lo tramanda…fantastico..). A costo di fare una figura di merda colossale, una Jurata insomma, lo devo fare. Spero che mi aregga.
Grazie al blog, e a tutte le persone che mi leggono, perché senza questo blog certe riflessioni non le avrei nemmeno fatte ne esternate, nemmeno con me stesso.

Un post un po' Stupido - 2 and 2



Realtà o solo immaginazione…non so, ma lo stomaco fa male. L’adrenalina scende a fiumi. Una fuori serie parcheggiata, il freno a mano tirato, ancorata e incatenata al muro. Qualcuno ha la bella idea di schiacciare il pulsante del Nos. Cosa succede? Le ruote girano, vorrebbero tagliare il mondo in due. Ma non si può, bisogna stare calmi. La macchina rimane ferma. La catena non cede. Rimani ad ascoltare, ed ogni frase sembra una nuova accelerata da non poter sfogare. Il motore si surriscalda, quella frase non è per te. Il destinatario invece se ne accorge a malapena. Non apprezza. Troppo occupato da altro di immensamente meno importante. Ma l’occasione forse l’hai avuta, durata un battito di ciglia, sicuramente la hai sprecata. Ancorato non già da una catena, ma da qualcosa di decisamente meno difficile da spezzare, eppure così complicato da dipanare. La macchina si sente più ingolfata, in affanno dopo chilometri e chilometri percorsi a vuoto. Dopo anni spesi a sbagliare strada. Uno sguardo e un’altra bombola di protossido che parte, un pensiero e ancora azoto, ancora e ancora…Le gomme logore e fumanti.
Poi, in un istante la tensione della catena affievolisce, si fa meno dura, meno pressante. Quanto sono ingannevoli a volte le sensazioni. Oltre alla catena ora una ganascia attanaglia una delle ruote. Ancora Nos che ormai schizza via come da un’arteria mozzata. Il radiatore è in ebollizione, il motore perde giri. Perde sicurezza, perde vita.
Percorrere quella strada, davvero stupefacente e incantevole, è l’unico desiderio che preme dentro.
Le catene potrebbero spezzarsi, la ganascia è un ostacolo marginale dopo tutto. La strada rimane un divieto d’accesso. Puoi percorrere i primi 100 metri, poi devi fermarti o tornare indietro. La catena comunque non si spezza. Il vigile non chiuderà un occhio. La macchina rimane lì, ormai vuota. Finita la benzina. Vuoto. Vuoto. Il protossido invece sembra infinito, uno sfregio continuo a ricordare che non ci possiamo muovere.
Infine Bryan esce dalla macchina. Consapevole di due cose: deve smettere di farsi le canne, perché gli causano attacchi di panico con distorsione del reale, e deve comprarsi un’antifurto serio.

martedì, novembre 21, 2006

Non abbassare lo sguardo




" Apro i libri di diritto e di morale, ascolto filosofi e giureconsulti e tutto pieno dei loro insinuanti discorsi deploro le miserie della natura, ammiro la pace e la giustizia prodotte dallo stato civile, benedico la saggezza delle istituzioni pubbliche e, vedendomi cittadino, mi consolo di essere uomo. Bene istruito sui miei doveri e sulla mia felicità, chiudo il libro, esco di scuola e mi guardo intorno: vedo popoli disgraziati che gemono sotto un giogo di ferro, il genere umano schiacciato da un pugno di oppressori, una folla affamata, stremata dalla pena e dalla fame, di cui il ricco beve in pace il sangue e le lacrime, e dovunque il forte armato contro il debole del temibile potere delle leggi.
L'uomo è nato libero e dappertutto è in catene. "

Questo lo diceva Jean-Jeacques Rousseau circa 250 anni fa. L'uomo è nato libero ma ovunque è incatenato, oppresso dalle stesse leggi che ha creato. L'intero genere umano schiacciato da pochi oppressori che chiamano giustizia tutta l'acqua che scorre al proprio mulino. La società ci conduce all'autodistruzione e noi rimaniamo inermi.
Questa non è morale. Questa è ragione. La morale è comune. La ragione è del singolo.
Pensateci sopra. Con la vostra testa e basta.

sabato, novembre 18, 2006

Beyond the moonlight spark




Davvero stupendo.
Ma bisognerebbe avere il coraggio di guardare oltre la scintilla di un chiaro di luna.
Senza temere che quello che c'è oltre potrebbe essere peggiore.
Perché oltre, il piacere e il dolore hanno lo stesso sapore...

martedì, novembre 14, 2006

Menzogna



Analisi non molto approfondita delle tipologie di menzogna. Ci tengo a precisare che non sono ne uno psicologo ne un sociologo(ma anche da questi due punti di vista avrei molto da dire, solo che non sto facendo un trattato, soltanto un semplice post), quindi se pensate che io abbia scritto delle stupidaggini, lasciate pure un commento al post, io cercherò di ribattere alla vostra discutibile opinione…;)


Mentire agli altri

Perché mentire agli altri? Cosa ci spinge a mentire alle perone che ci stanno a fianco?
- Mentire per diffidenza. Non si vuole far sapere ad una persona come stanno realmente le cose perché non ci fidiamo. Così le raccontiamo una bella favoletta con la quale ce la togliamo dai piedi per un po’ almeno.
- Mentire per vergogna. Quando abbiamo combinato una bella cavolata e non ce la sentiamo di dirlo a tutti, o semplicemente di dirlo a qualcuno.
- Mentire per pudore. Un po’ diverso dal mentire per vergogna, si mente per pudore quando non ce la sentiamo di rivelare una cosa che vogliamo che rimanga solo nostra, o perché temiamo nel rivelarla, di essere presi in giro.
- Mentire per non avere grane. Quando dicendo le cose come stanno andremmo incontro a conseguenze spiacevoli per noi o per altri.
- Mentire per proteggere. Quando sappiamo che la verità farebbe male a qualcuno, allora cerchiamo di nascondergliela o quanto meno di indorargli la pillola.

Oltre a queste c’è un'altra tipologia che mi sfugge. Non capisco per quale motivo si possa mentire quando non sei tu ad aver chiesto certe cose, non sono nemmeno affari tuoi in fondo, ma è l’altra persona che vuole dirtele. Proprio questa caratteristica la differenzia da tutti gli altri tipi di menzogna. Questa è la tipologia che, quando la bugia viene a galla, ti fa rosicare di più, e ti sembra di averlo preso riccamente in quel posto, e cominci a farti molte domande…
Ma non riesco a capirne la motivazione di fondo. Chi mi illumina? (senza usare il fuoco ne la corrente se possibile…)


Mentire a se stessi

C’è un solo motivo per mentire a se stessi. Le cose non vanno bene. Si cerca un modo per farsi forza, un modo per andare avanti, mettendo un bel velo davanti a tutte quelle cose che non vogliamo vedere, o che non sopportiamo di vedere. Si crea un bella bugia dietro alla quale ci si può nascondere.
Ci convinciamo che quello che stiamo vivendo non è nient’altro che un brutto sogno. Ma prima o poi bisogna fare i conti con la realtà.
Non è bello scoprire all’improvviso di non essere addormentati.


Playground school bell rings again
Rain clouds come to play again
Has no one told you she’s not breathing?
Hello I’m your mind giving you someone to talk to
Hello

If I smile and don’t believe
Soon I know I’ll wake from this dream
Don’t try to fix me I’m not broken
Hello I’m the lie living for you so you can hide
Don’t cry

Suddenly I know I’m not sleeping
Hello I’m still here
All that’s left of yesterday.

giovedì, novembre 09, 2006

Specchio



Sono lo specchio delle tue paure
La lancetta che scorre veloce
Sono il sole quando hai caldo
E la neve nel freddo atroce

Sono il timore che si insinua
Dentro la cieca gelosia
Sono il velo che nasconde
La tua fragile bugia

Sono la realtà che non vorresti
Allontanata da sogni lisi
Sono quello che nascondi
Dietro i tuoi gracili sorrisi

Sono la pulce nell’orecchio
Quando vorresti stare bene
Sono il dubbio e l’incertezza
Che ti tengono in catene

Sono la spina della rosa
Che ti allieta col dolore
Sono l’incubo che al mattino
Ti risveglia dal tuo orrore

Sono ogni tasto dolente
Che vorresti non suonasse
Sono il ricordo fastidioso
Che speravi non tornasse

Sono il dito che si insinua
Nella ferita ancora aperta
Sono l’emozione che ti lacera
Nella strada ormai deserta

Sono soltanto uno specchio…
Rifletto quello che già c’è
Quello che vuoi nascondere
La paura che c’è in te